"I veri killer della sinistra sono D’Alema e Veltroni"

Fu il braccio destro dell’ex premier, oggi affonda il nuovo corso: "Ci
vorranno anni per ritornare al governo, servirebbe un Blair"

Roma«La crisi del Pd? È la stessa crisi che vive oggi quasi tutta la sinistra europea. Che ha vinto nel secolo scorso col welfare, il sindacato e tanto altro, ma che oggi si trova irrimediabilmente spiazzata dal cambiamento dei tempi...». È un check-up amaro ma lucido, quello che Claudio Velardi, imprenditore, editore, politico e oggi assessore al turismo della Regione Campania, consegna all’esterno. Non c’è rammarico nelle sue parole, quanto constatazioni. «Servirebbero correzioni radicali per rientrare in gioco, ma nello scontro che si gioca un po’ dappertutto - in Italia come in Francia - tra conservatori e innovatori, questi ultimi sono sempre in minoranza, condannando così la sinistra alla sola strenua difesa del vecchio...».
Eppure in Italia non eran pochi a scommettere sul «nuovo» che sarebbe emerso dal fondersi di ex-dc ed ex-pci...
«E invece si è aggravato il problema. Come poteva andare diversamente col matrimonio sancito tra due nobili mondi conservatori?».
Veltroni il cambiamento lo garantiva...
«Più di forma, penso alla comunicazione, che nei contenuti. Del resto quando si trova davanti a una scelta, si è visto che finisce per dover giocare in difesa del vecchio. E comunque Veltroni si è giocato tutta la sua credibilità con le elezioni: ha scelto l’alleanza con Di Pietro dopo aver giurato di volere un partito nuovo. Non l’avesse fatto, forse qualche carta l’avrebbe ancora in mano, ma ormai è condannato a rincorrerlo, lui e le posizioni più radicali... Rischiando di rimanere a piedi».
Un congresso, un ripensamento...? Velardi si può ancora costruire una sinistra nuova al passo coi tempi?
«Ne dubito. L’occasione ci fu in realtà: quella di aggrapparsi alla zattera craxiana dopo l’89 per far diventare la sinistra italiana liberale, moderna, innovativa. Invece il gruppo dirigente di allora pensò cinicamente di riuscire a farlo fuori e di sostituirsi a lui. Non ci riuscirono perché, allora come oggi, per far seguire la base, devi organizzare un gruppo dirigente tosto, deciso a non cedere a compromessi, davvero intenzionato a cambiare. Si misero invece come oggi a difendere i vecchi schemi...».
Insomma i killer della sinistra furono...
«... Occhetto, D’Alema e Veltroni. Decisi a bandire il socialismo craxiano e a restare fermi sulle proprie posizioni».
Il che ha portato però il Pd alla stagnazione più completa...
«È così. Servirebbe una nuova leadership, visto che gli attuali dirigenti del Pd sono tutti ma proprio tutti ancora immersi in quella storia. Ci vorrebbe un ripensamento coraggioso. Ma diciamolo: chi lo può fare? Non vedo proprio nessuno all’orizzonte che possa esser minimamente capace di tirar fuori la sinistra dall’immobilismo. Penso che ci vorranno anni e anni prima di rivedere la sinistra al governo. Certo, a meno che il centrodestra non combini pasticci colossali!».
En attendant Obama anche qui, insomma...
«Ho delle perplessità che sia l’esempio da seguire. Qui non è che ci sia bisogno di uno che rifaccia un po’ d’intonaco o dia una ripittata... Serve altro! Serve un Tony Blair più che un Obama. Lui sì che riuscì a rivoltare i laburisti inglesi come un calzino e a farne la vera novità politica in Europa, resistendo per anni».
Magari lo zoccolo duro del vecchio Pci o della sinistra democristiana non sarà così d’accordo all’idea di avere un Blair alla guida, o no?
«La verità è che il gruppo dirigente della sinistra italiana più che guidare la base, l’ha sempre blandita e ora ne paga il prezzo. Costretto com’è a seguire riti, miti e luoghi comuni di una politica che è già bella che defunta. Diciamocela tutta: la sinistra non ha più una classe dirigente ormai da tempo. E anche il centrodestra, se si esclude il fenomeno Berlusconi, non è che stia molto meglio».
La causa?
«Ma vuol mettere i politici spazzati via da Tangentopoli con quelli di adesso? Saranno stati in parte anche ladri, ma rispetto alle truppe raccogliticce d’oggi, paiono davvero dei giganti».