I VERI POPOLARI

Veltroni evidentemente non ha la più pallida idea di che cosa sia un partito popolare. Andando avanti con il suo logoro “non solo ma anche”, seguita ad imbarcare non solo quel che resta della sinistra di rigorosa osservanza comunista (i socialisti li ha sbattuti fuori), ma anche i rappresentanti di tutto ciò che la sinistra ha finora combattuto. E ieri ha mandato in bestia la sinistra intera imbarcando un imprenditore come Massimo Calearo, che è un corpo estraneo alla sinistra: il suo appare sempre più come il modesto percorso di un collezionista di figurine Panini che finge di costruire mentre grida lo scopiazzato “si può” (in romano suona “se po’ ffa’” e ha un che di turpe) che indica il contrario di quel che indica e cioè impotenza. Quello di Veltroni non decolla come grande partito popolare di sinistra perché non ha anima né sex appeal.
Dall’altra parta invece il Partito della Libertà si rafforza prima di tutto perché già esisteva con nomi diversi da almeno sette anni, salvo dettagli: stesso leader e stessa composizione popolare che adesso si manifesta intorno ai gazebo che raccolgono indicazioni nettissime: il popolo che lavora, che studia, che manda avanti una famiglia, vuole sicurezza, vuole controllo sull’immigrazione e subito dopo chiede l’alleggerimento della pressione fiscale e le grandi opere. Sono indicazioni popolari che vengono dal basso e non piovono da un album di figurine.
Anche il desiderio di Silvio Berlusconi di tentar di convincere l’ex presidente della Confindustria Antonio D’Amato a candidarsi corrisponde ad una indicazione strategica e non al collezionismo: D’Amato, fra gli altri meriti, si è battuto per la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per liberare le piccole aziende dal peso del matrimonio per la vita fra imprenditore di dimensioni familiari e i suoi dipendenti. Si tratta di una scelta dal significato coerente mentre a sinistra l’immagine del partito di Prodi e Veltroni si accartoccia come un fiore senz’acqua. Il fatto è che il popolo, nella sua accezione moderna e interclassista, si polarizza naturalmente sui grandi temi del Partito della Libertà, mentre quello di Veltroni appare un confuso caravanserraglio di decrepite nobiltà ma anche di fresche miserie: un carro traballante per le troppe cadute di stile che lo discreditano proprio a sinistra dove fatica ad arrestare l’emorragia di un consenso in caduta libera.