MA I VERI SPIATI SONO GLI ITALIANI

Ohibò: Prodi e sua moglie erano spiati. Ieri, di buona mattina, su sollecita denuncia di Vincenzo Visco, la Procura di Milano ha spedito 400 uomini del Gico, il reparto scelto della Guardia di Finanza che si occupa di indagini particolarmente complesse, a perquisire case, uffici e persino automobili di 128 persone accusate di aver tenuto sotto controllo – per ben due anni - gli affari del premier.
Apriti cielo: è bastato che l’agenzia di stampa ufficiale battesse la notizia, con le tre stellette d’ordinanza che segnalano fatti gravi e urgenti, perché i giornali fossero inondati di dichiarazioni di politici di centrosinistra tese a denunciare ogni sorta di complotto. Pesco a caso nel mazzo di lanci-stampa: il capogruppo della Rosa nel Pugno Roberto Villetti, primo dei centrosinistrati ad aprire bocca sul caso, tira in ballo i poteri occulti; il senatore diessino Cesare Salvi scomoda la democrazia americana rievocando il Watergate; anche il sindaco di Roma non si è fatto mancare la dichiarazione: «È una ferita grave in un Paese democratico. Ma ora non c’è tempo da perdere: bisogna individuare e colpire i responsabili». L’asso sul tavolo l’ha calato il segretario dei Ds, Piero Fassino, il quale il nome del responsabile l’ha subito trovato: Berlusconi, presidente del Consiglio all’epoca, insieme con l’ex ministro Tremonti, dal quale dipendevano i funzionari dell’Agenzia delle entrate, «ora deve rendere conto al Parlamento e al Paese di quello che è successo».
Peccato che Prodi e Visco non abbiano informato nemmeno lui, Fassino, che nella lista degli «spiati», tra modelle e calciatori della nazionale, c’è anche Berlusconi. Sì, qualche curioso ha digitato pure il nome del Cavaliere, come ha scoperto il nostro Gianluigi Nuzzi (a pagina 3). Ma svelare questo particolare avrebbe significato sgonfiare immediatamente lo scandalo. E, infatti, Visco s’è ben guardato dall’inviare gli agenti del Gico a perquisire le case, gli uffici e le auto di chi s’era impicciato anche delle operazioni finanziarie dell’ex premier. Che Watergate sarebbe stato?
In realtà l’intrigo è grave ma non è serio. Chi sono gli occhiuti manigoldi che si sono fatti gli affari del presidente del Consiglio e dei suoi cari? Anche qui pesco a caso: tra i 128 indagati c’è la signora Angela, impiegata 65enne di Barcellona Pozzo di Gotto, in servizio all’Agenzia delle entrate, che il 26 maggio, digitando la propria password, e quindi lasciando le proprie impronte digitali sulla scena del delitto, ha chiesto al computer collegato col cervellone del Fisco di vedere la denuncia dei redditi di Romano Prodi e le sue proprietà. Ahi, Ahi, Ahi, signora Angela, lei mi è caduta sul presidente del Consiglio. Se anziché soddisfare le sue poco urbane curiosità su beni e stipendio del neo eletto, lei si fosse fatta gli affari suoi, oppure quelli del vicino di casa, non si sarebbe ficcata in un complotto che fa tremare la nostra democrazia, soprattutto dal ridere.
Angela è in buona compagnia: quasi cento funzionari delle Entrate, un certo numero di agenti delle Fiamme gialle e delle Dogane, almeno una volta, negli ultimi 700 giorni, hanno dato un occhio a quel che possiede il caro Romano. Certo, non è carino sbirciare gli affarucci del presidente, utilizzando senza titolo il proprio codice segreto che invece deve servire per controllare i contribuenti, ma quali cose riservate hanno potuto scoprire i cento e passa impiccioni? Nulla di diverso rispetto a quel che avrebbero saputo collegandosi via Internet al sito della Commissione Ue, dove la denuncia dei redditi di Prodi è regolarmente depositata. Niente di più sconvolgente di quel che avrebbero visto inserendosi nel sito del Cerved, il registro telematico delle Camere di commercio, oppure con una visura all’ufficio del territorio: tutte operazioni perfettamente legali, che qualsiasi cittadino può fare.
Complotto? Via, siamo seri: il premier è in caduta libera nei sondaggi, Vincenzo Visco è detestato anche da chi lo ha incautamente eletto, l’unica mossa che possono fare è quella di atteggiarsi a vittime, inventarsi scandali e tentare di distrarre gli elettori cui stanno sfilando di tasca un bel po’ di banconote.
Qui di spiati ci sono solo i contribuenti. Grazie a Visco non c’è conto corrente, assegno, pagamento con carta di credito o altra transazione che non siano sorvegliati dal Fisco. Gli unici a dover dunque denunciare il Grande Fratello siamo noi, non certo il piccolo gemello di Dracula.