I versi che gli faranno guadagnare il Nobel

«Eppure, io sono un supermaschietto: se occorre, anche con gli alluci io ti fotto: in una fica, il mio fico è un raschietto, ho un fico molto fico, ecco, e fa effetto: ma a fottifotti, lo ammetto, si è rotto: è con due pugni ormai che do diletto»: sono, questi appena citati, solo alcuni esempi di poesia superba, opera d’ingegno del candidato sindaco della sinistra radicale, Edoardo Sanguineti, citato - dicono gli intellettuali progressisti e quelli che aspirano a diventarlo - in tutte le enciclopedie e le antologie del mondo. Isole comprese. E se per il Sommo Poeta comunista-odio di classe non è ancora arrivato il Nobel per la letteratura, evidentemente è solo per qualche oscura manovra dell’ultra-destra conservatrice che non sa apprezzare le altezze della sua lirica. Tipo l’«Omaggio a Pascoli» che fa: «Io ti farò cucù e curuccuccù, ragazzina lavandarina, se mi bacia il tuo bacio a chi vuoi tu: ti farò reverenza e penitenza, questa in giù e quella in su, suppergiù: e tra i tonfi dei miei gonfi fazzoletti poveretti, ti farò, con le mie pene cantilene e cantilene». I critici di mestiere parlano di metrica assolutamente libera, creatività assolutamente innovativa, ispirazione espressa ai massimi livelli, energia dirompente, vellicante, tuonante, rivoltante (gli schemi. Cosa avevate capito?). In realtà, Sanguineti, poeta prestato alla politica, è tuonante e rivoltante (sempre nel senso di rivolta contro gli schemi borghesi precostituiti, cosa avevate capito?) anche in altre liriche. Laddove, ad esempio, spiega - con la riservata discrezione del tutor - che «crocida il corvo, cuculia il cuculo, chiucchiurla il chiurlo & crepita col culo: cecato mi è il colòn, cacato ho il cazzo, chiudi ’sta cantilena, can cagnazzo». Con evidente riferimento autobiografico. È proprio vero, a volte le poesie sono fatte di versi. Diciamola tutta: chi non apprezza simili delicatezze è un bieco retrogrado reazionario teo-con e neo-con, che non capisce niente di lirica impegnata. Un Autore così, ma che dico? Un vate come questo, alla guida del Comune di Genova, ci vorrebbe proprio. Per completare degnamente l’opera scritta in sessant’anni di prosa prosaica di sinistra.