I versi dell'Alighieri nelle tavole di Martini

Per la prima volta vede la stampa il ciclo completo di
illustrazioni che Martini realizzò tra gli anni Venti e Trenta per la <em>Commedia</em>. Nella raccolta di Mondadori Arte anche il celebre 'Busto di Lucifero'. <strong><a href="/fotogallery.pic1?ID=956">Guarda le immagini</a></strong>

Milano - Pennelli sottilissimi e tratteggi divisionisti intrisi di colorescenze di grigi perlacei, di rossi carminio, di azzurri e di verdi, alla stregua di un dettato figurale miniato nell’allegorizzare il passo dantesco. Tutta la magia della Divina Commedia nell'opera di Alberto Martini. Un viaggio alla scoperta del potere del disegno, capace di raffigurare i versi dell'Alighieri e colorare la poesia. In un recente volume della Mondadori Arte, curato da Alice Bonifacio, la possibilità di riscoprire l'arte del Martini attraverso 217 illustrazioni bellissime.

Illustrare la Commedia Un volume senza precedenti che intende far rivivere la passione e la volontà "incoercibile" di Alberto Martini, pittore veneto del Novecento, artista italiano scomparso nel 1954, maestro del bianco e nero, uno dei massimi illustratori del suo tempo, che realizzò disegni a china ancora oggi di estrema attualità. Le sue illustrazioni dei racconti di Edgar Allan Poe o della Secchia Rapita paiono anticipare di cinquant’anni stili illustrativi che negli anni ottanta furono consacrati da autori quali Andrea Pazienza o Tanino Liberatore. Per la prima volta vede oggi la stampa il ciclo completo di illustrazioni che Martini realizzò tra gli anni Venti e Trenta del Novecento per la Divina Commedia.

L'opera di una vita Un’interpretazione che si distacca da altri celebri cicli illustrativi, quali quelli di Gustavo Dorè e John Flaxman. Nell’insieme, il corpus dantesco consegnatoci da Alberto Martini è unico per consistenza e caratteri: conservato pressoché integro con sensibilità, prima dalla moglie Maria Petringa, poi da familiari, attualmente è stato acquisito dalla Fondazione Oderzo Cultura, che si è impegnata a pubblicarlo e conservarlo a Oderzo (TV) presso la Pinacoteca intitolata all’artista ove attualmente vi sono accolte oltre 700 opere. Il corpus dantesco conta 297 opere realizzate a matita, china e guazzo. Ventinove disegni preparatori, portati a vario livello di definizione, dallo schizzo allo studio, risalgono al 1900-01: le versioni definitive acquerellate in ventidue esemplari vennero pubblicate da Alinari nell’edizione della Divina Commedia del 1902 e, con alcune aggiunte e modifiche, in quella del 1922. Alcuni disegni d’inizio secolo che corredano le pagine del saggio di Paola Bonifacio sono particolarmente preziosi, perché le citate versioni a china sono in parte andate disperse. Le 268 chine e guazzi a colori, oggetto della recente acquisizione, si riferiscono al periodo compreso tra il 1936 e il 1944. Sono escluse sei delle sette litografie realizzate tra il 1922 e il 1943, nonché le quattro acqueforti su rame del 1936.

Il realismo di Martini Per le tavole a colori Martini torna a un impaginato realistico accattivante, impiegando tecniche raffinatissime quali "[…] pennelli sottilissimi e tratteggi divisionisti intrisi di colorescenze di grigi perlacei, di rossi carminio, di azzurri e di verdi, alla stregua di un dettato figurale miniato nell’allegorizzare il passo dantesco". Tra tutti va menzionato il meraviglioso busto di Lucifero, la cui forza espressiva rafforzata da una tecnica superlativa ci consegnano un’immagine di grande potenza e intensità. Emblematico, infine, l’ex libris-frontespizio che riassume l’avventura dantesca di Martini proponendo l’autoritratto dell’artista di profilo, seduto al tavolo di lavoro, con alle spalle i tre momenti principali del suo impegno.

La curatrice dell'opera Paola Bonifacio, storica dell’arte, è Conservatore incaricato della Pinacoteca Alberto Martini di Oderzo dal 1999. A partire dal 2002 è referente anche dell’imponente Archivio personale dell’artista, fondo attualmente notificato, in dotazione alla Fondazione Oderzo Cultura onlus. In occasione del 50° anniversario della scomparsa dell’artista opitergino, nel 2004 ha curato la mostra e il catalogo Alberto Martini e Dante… e caddi come l’uom che’l sonno piglia riunendo e mettendo a confronto per la prima volta una significativa selezione di opere martiniane sulla Divina Commedia con quelle di altri maestri suoi contemporanei, protagonisti dell’illustrazione dantesca di inizio secolo (tra gli altri, Chini, Zardo, Cambellotti, Spadini, Labella, Macchiati, Valeri).