«I vertici del Regina Elena vanno sostituiti»

La commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Sistema sanitario nazionale del Senato ha approvato la relazione sugli Ifo, in cui si attacca duramente la direzione e si chiede l’intervento della Regione per la sostituzione del direttore generale Marino Nonis. Non è mancato uno strano siparietto: a un certo punto si è presentato in aula l’assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia, che pensava di dover essere ascoltato o magari era convinto che la sua presenza avrebbe potuto influenzare il voto di qualche commissario. Ma il presidente Antonio Tomassini gli ha fatto notare che non l’aveva convocato e che, quindi, la sua presenza in aula era del tutto inutile.
La relazione finale, svolta dal vicepresidente Cesare Cursi (An) al termine di una serie di sopralluoghi, accertamenti e audizioni, è stata approvata dall’intera commissione, con i voti favorevoli di Forza Italia, Alleanza nazionale, Udc, Margherita, Ds, Partito delle autonomie e Italia dei valori e con la sola astensione dei due rappresentanti di Rifondazione comunista. Quello che emerge è un quadro davvero sconfortante di inefficienze e disservizi all’Istituto nazionale tumori Regina Elena e all’Istituto dermopatico San Gallicano: il nostro giornale aveva in parte anticipato le conclusioni della commissione qualche giorno fa, non appena erano apparse sul sito internet di Palazzo Madama. Ma c’è di più: dopo l’analisi impietosa delle due strutture sanitarie, la commissione d’inchiesta ha invitato la Regione - come spiega il relatore Cursi - «a valutare l’opportunità di sostituire il direttore generale che ha dato prova di inadeguatezza rispetto al ruolo che è chiamato a svolgere, sia in fatto di strategie delineate, sia per quanto riguarda la conoscenza delle problematiche aziendali».
Per molti versi analoga a quella di Nonis la valutazione espressa dalla commissione a proposito del direttore scientifico del Regina Elena, la professoressa Paola Muti che, come si ricorderà, fu chiamata a sostituire il professor Francesco Cognetti. Pur riconoscendo alla Muti «una indubbia personalità dal punto di vista scientifico, con ampia esperienza di ricerca anche all’estero», i commissari hanno espresso «perplessità sulla sua carenza di nozioni manageriali e tecnico-amministrative». Il giudizio negativo si spiega soprattutto alla luce del fatto che una decina di giorni fa la Muti ha nominato “coordinatore della ricerca scientifica” presso l’istituto il dottor Giovanni Blandini, affidandogli i compiti che la legge regionale attribuisce, invece, al direttore scientifico, cioè a lei stessa. Per questi motivi la commissione ha invitato la Regione a riconsiderare «l’opportunità di una eventuale riconferma nell’incarico della professoressa Muti». Le conclusioni del lavoro di indagine aprono uno spaccato allarmante - e finora quasi sconosciuto - sul cattivo funzionamento degli Ifo. Si parla di un «quadro allarmante di inefficienze - spiega ancora Cursi - soprattutto di programmazione e di gestione, che rischiano di degradare un istituto di eccellenza di valenza nazionale a un semplice ospedale con dimensione territoriale». «Gravi carenze e rilevanti responsabilità - si legge nella relazione - sono state documentate nell’implementazione e nell’adeguamento tecnologico delle attrezzature in settori cruciali, come per esempio la diagnostica per immagini, servizio che opera attualmente con apparecchiature inadeguate per una diagnostica di elevato livello qualitativo, quale sarebbe auspicabile in un istituto di eccellenza». Bacchettate anche sul trasferimento del centro trapianti del fegato allo Spallanzani (dove ancora non sono iniziati i lavori) e sull’uso dei fondi ministeriali per la ricerca. «In assenza di dati certi - si legge nella relazione - è possibile ipotizzare che una parte rilevante dei finanziamenti sia stata utilizzata per finalità diverse dalla ricerca».