I vertici Unipol ora accusano Consorte: «Comportamenti gravi»

Stefanini: «Un problema di responsabilità etica personale». Il presidente onorario Mazzoli: «Un malandrino». Inchiesta Bpi: arresti domiciliari per Conti

Stefano Zurlo

da Milano

Il summit è previsto per oggi. I Pm di Roma voleranno a Milano e qui incontreranno i colleghi milanesi per fare il punto sulle indagini relative alle scalate Antonveneta, Rcs e Bnl. La riunione arriva nel giorno in cui il mondo della cooperazione reagisce con parole pesanti, quasi sprezzanti, all’intervista concessa lunedì a Repubblica da Giovanni Consorte. L’ex amministratore delegato di Unipol se l’era presa con i «grilli parlanti» e al primo posto della lista aveva messo Enea Mazzoli, il presidente onorario di Unipol che guidò la compagnia fra il ’79 e il ’96. Mazzoli gli risponde per le rime dalle colonne dello stesso quotidiano: «Io un grillo parlante? Quello di Collodi fu schiacciato da una martellata perché diceva cose sagge e giuste ad un malandrino». E ancora: «Un cooperatore non si comporta così, non racconta bugie, non dice ho fatto consulenze» per giustificare l’astronomica parcella da 50 miliardi di lire versatagli dal finanziere bresciano Chicco Gnutti. «Mi pare di averla già sentita questa storia delle consulenze». Naturalmente, ai tempi di Tangentopoli. In merito alla fallita Opa a Bnl, lancia una stoccata al centrosinistra: «A bloccarla sono stati Abete, Amato, Rutelli, Parisi, il direttore del Corriere e la stessa Repubblica».
Sferzante anche l’attuale presidente di Unipol Pierluigi Stefanini: «Se una persona sfrutta la propria attività per un arricchimento personale è una cosa grave in sé a prescindere dal fatto che sia una cooperativa. Se poi opera nel mondo cooperativo trova una difficoltà di presenza che è molto più ampia. La correttezza etica deve essere alla base di qualsiasi rapporto economico e umano». E Piero Collina, il vicepresidente di Holmo, la finanziaria che attraverso Finsoe controlla Unipol, fotografa con una battuta il decennio in cui la coppia Consorte-Sacchetti ha regnato sul colosso di via Stalingrado: «Un’aberrazione di concentrazione di poteri, senza che nessuno se ne accorgesse». Insomma, se la conversazione con la Repubblica voleva essere un primo passo per recuperare terreno e riaccreditarsi nel mondo delle coop, l’obiettivo non è stato raggiunto. E il messaggio di Consorte è stato rispedito al mittente.
Intanto, ecco finalmente una novità nell’immobile contabilità delle indagini sulle scalate bancarie. Riguarda Bpi: il tribunale del riesame ha concesso gli arresti domiciliari a Fabio Massimo Conti, ex gestore del fondo Victoria & Eagle. Conti era finito a San Vittore, come Gianpiero Fiorani, il 13 dicembre scorso e lì è rimasto più di due mesi. Nelle scorse settimane il gip Clementina Forleo aveva detto no alla scarcerazione nonostante il parere favorevole della Procura. In un primo momento Conti si era dimenticato di un conto su cui aveva parcheggiato 12 milioni e mezzo di euro. Ora, il finanziere è il primo degli arrestati a lasciare San Vittore.
Secondo il tribunale del riesame ha collaborato: ha parlato, ha ammesso la disponibilità di conti esteri fornendo le coordinate per individuarli, non ha ostacolato le rogatorie in corso. Per Fiorani e i suoi presunti complici, accusati di associazione a delinquere, la carcerazione preventiva potrebbe invece durare ancora settimane. Se non mesi.