I vescovi: bene Napolitano ma sui temi etici non si tratta

Betori: «Ci sono princìpi irrinunciabili, ma non vogliamo dettare l’agenda del governo»

Andrea Tornielli

da Roma

I vescovi italiani hanno apprezzato «il riconoscimento del ruolo pubblico della Chiesa e il richiamo alle radici cristiane in rapporto sia al nostro paese sia all’Europa contenuti nel discorso pronunciato lunedì dal nuovo presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». Lo ha detto ieri monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei, nella prima conferenza stampa a margine dell’assemblea generale dei vescovi in corso a Roma.
«È condivisibile e apprezzabile - ha aggiunto Betori - anche l’invito a superare le contrapposizioni per il bene comune, evitando le reciproche delegittimazioni». Il segretario della Cei ha fatto osservare in proposito la coincidenza delle parole di Napolitano e di quelle dette sullo stesso argomento dal cardinale Camillo Ruini: «Questo invito al dialogo d’altra parte non è nuovo - ha aggiunto Betori -. Ci accompagna da qualche anno, con il presidente Ciampi, al quale va il nostro grazie per il suo settennato. Nell’esortare a un dialogo rispettoso e costruttivo, la Chiesa non si sente una parte ma al servizio di tutti».
Proprio in questa logica del dialogo va considerata la decisione della Cei di non esprimersi sul referendum confermativo riguardante la riforma costituzionale. «Non credo - ha detto Betori - che ci saranno indicazioni. I contenuti del referendum riguardano l’assetto istituzionale dello Stato e non invece i principi primi». Ben diverso, invece, è l’atteggiamento della Chiesa italiana verso i temi «eticamente rilevanti» come quelli riguardanti gli embrioni, l’aborto, l’eutanasia, il riconoscimento delle coppie di fatto e omosessuali. «Su questi - ha spiegato il segretario della Cei, parafrasando le parole di Ruini - la Chiesa deve riaffermare principi irrinunciabili». E può farlo senza contraddire il suo invito al dialogo e alla legittimazione reciproca. Questi interventi, ha voluto precisare Betori, smentendo alcune interpretazioni, «non significano che la Chiesa dà un programma al governo né che detta l’agenda al nuovo governo».
La Cei - ha continuato - «richiama alcune attenzioni che da sempre stanno a cuore alla sollecitudine della Chiesa», come la difesa della vita, il sostegno alla famiglia e alla libertà di educazione. A questo proposito, Betori ha spiegato che i vescovi sono attenti «al rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni: alle esigenze educative, che non sono solo la parità scolastica ma molto di più e che chiamano in causa le agenzie educative». Alla famiglia, «una tematica che ha accomunato il presidente Ciampi e il presidente Ruini nella denuncia della denatalità».
Rispondendo a una domanda, il segretario dei vescovi ha accennato alle polemiche suscitate dalle aperture del cardinale Carlo Maria Martini sull’uso degli embrioni nel suo recente dialogo con il bioeticista Ignazio Marino, pubblicato dal settimanale L’Espresso. «Va riaffermata l’idea di dire i principi irrinunciabili - ha ribadito Betori - per non ingenerare confusione. Ma questo non significa chiusura al dialogo».
Tra i temi toccato nel corso della conferenza stampa anche quello dell’atto di clemenza verso i detenuti e dello scandalo che sta travolgendo il mondo del calcio. Nel primo caso il segretario della Cei ha rinnovato l’appello fatto nel 2000 e ripetuto da Giovanni Paolo II, sottolineato come questo gesto di clemenza debba essere contemperato con «la tutela della sicurezza dei cittadini» e con «l’attenzione anche per le vittime della criminalità». Nel secondo, il vescovo ha detto che dall’assemblea della Cei si è levata una critica al «deficit di eticità» dimostrato dallo scandalo nel mondo del calcio: «In un paio di interventi - ha spiegato Betori - è stato sottolineato il deficit di eticità, una mancanza di etica che accomuna ben altri aspetti della nostra società».