I vescovi blindano il Concordato: «Anche agli italiani va bene così»

Andrea Tornielli

nostro inviato ad Assisi

I vescovi italiani non avvertono «l’esigenza di aprire alcuna discussione» sul Concordato» e credono che questa loro posizione sia condivisa dalla maggior parte del Paese. Lunedì pomeriggio, nella prolusione di apertura dei lavori della 55ª assemblea generale della Cei, il cardinale Camillo Ruini non ha mai pronunciato la parola Concordato. Ieri lo ha fatto il segretario della Conferenza episcopale, Giuseppe Betori, nel corso della conferenza stampa. Rispondendo a una domanda sulla richiesta di rivedere i termini dell’accordo tra Stato e Chiesa, Betori ha detto: «Non sentiamo l’esigenza di aprire alcuna discussione a riguardo: né le forze politiche né sociali né il sentire diffuso tra la gente sentono l’esigenza di aprire tale dibattito». In effetti la proposta di ridiscutere il Concordato era stata avanzata dai radicali e dallo Sdi, ma non aveva trovato consenso nel leader dell’Unione, il candidato premier Romano Prodi, né nel leader del maggior partito del centrosinistra, Piero Fassino.
Il segretario della Cei ha quindi riferito che sul tema della «laicità» molti dei vescovi intervenuti hanno manifestato la loro piena adesione alle parole del cardinale Ruini: «Non si cercano privilegi, - ha sottolineato Betori, riecheggiando l’espressione di Benedetto XVI - ma con serenità si vuole svolgere la propria missione, una missione che è irrinunciabile perché la nostra fede non ci rende estranei alla società civile, ma ci impegna a far emergere la valenza civile del cattolicesimo». I vescovi, ha riferito ancora Betori, hanno chiesto che si «stimoli il dibattito sulla laicità positiva richiamata dal Papa».
Il segretario della Cei è intervenuto sulla pillola abortiva Ru486. «È da condannare - ha detto - e va combattuta tutta quella linea che vede nell’aborto un diritto civile. Per la coscienza cristiana l’aborto non sarà mai un diritto civile. Ed è da rigettare tutto ciò che tende a non far percepire la reale natura dell’aborto, che rimane la soppressione di una vita umana innocente». Infine, Betori ha annunciato che il comitato Scienza e vita, che si era costituito in vista della campagna referendaria sulla fecondazione assistita ed è poi stato sciolto, verrà ricostituito, visto che i circa 300 comitati territoriali in cui era articolato ne hanno chiesto «con forti istanze» che continui il suo lavoro.
Anche dalla giornata di ieri esce confermata l’impressione che i vescovi vogliano gettare acqua nel fuoco delle polemiche. Lo stesso cardinale Ruini, che nella prolusione di lunedì aveva cercato, pur non facendo alcun passo indietro, di mandare un segnale distensivo per evitare una sovraesposizione della Chiesa nelle polemiche politiche ribadendo invece che essa lavora per l’unità del Paese e non intende in alcun modo essere un fattore di divisione, ieri è tornato in modo soft sull’argomento. Parlando dell’opposizione che i cristiani incontrano, nell’omelia che ha tenuto durante la messa mattutina, il cardinale ha osservato: «Giustamente è stato osservato che in Paesi come l’Italia non è il caso di parlare facilmente di persecuzioni, e tanto meno di martirio dei credenti in Cristo. Io dico, scherzosamente, che le pallottole di carta fanno poco male. Però a volte la pressione può essere alta, specialmente verso i cristiani “in prima linea”, dalla persona che lavora fino al prete. Piuttosto che la pressione dura e direttamente sulle idee è assai più estesa una pressione “dolce”, che nasce dai comportamenti diffusi e “omologati”. Perciò sono indispensabili le risorse interiori, che vengono da un radicamento vero in Cristo e, sempre più, da una conversione sempre rinnovata».