I vescovi: l’Italia ha diritto a una nuova legge elettorale

Il segretario Cei: «I cittadini devono scegliere chi li rappresenta. Più sforzi contro l’aborto»

da Roma

La Chiesa italiana non si schiera, neanche in favore delle larghe intese ma auspica che il «sistema elettorale» torni a dare la possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti. Lo ha detto ieri mattina il segretario della Conferenza episcopale italiana Giuseppe Betori, durante la conferenza stampa conclusiva del «parlamentino» dei vescovi riunitosi a Roma la scorsa settimana.
Rispondendo a una domanda sulle liste bloccate e sull’impossibilità materiale di scegliere candidati cattolici, il vescovo ha indicato proprio la modifica della legge elettorale come una priorità della prossima legislatura. Sarebbe veramente auspicabile - ha detto - che il sistema elettorale tornasse a dare più democrazia a questo Paese. Il prossimo parlamento dovrebbe cambiare legge elettorale e ridare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti». Com’è noto, dopo la fine della Dc, la Cei considera tramontata l’unità politica dei cattolici. Ma il fatto di non schierarsi, non significa considerare ogni opzione di uguale valore. Betori ha infatti spiegato che i vescovi chiedono «agli elettori cattolici, ai candidati cattolici e ai futuri eletti di richiamarsi ai valori fondamentali» della dottrina sociale della Chiesa, e in particolare alla «difesa della vita», alla tutela della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Non bisogna scegliere, ha aggiunto, solo in base alle emergenze, che «vanno sempre proiettate su un orizzonte di grandi valori».
Rispondendo a una domanda sull’aborto, che è l’argomento centrale della campagna elettorale della lista di Giuliano Ferrara, il segretario della Cei ha dichiarato: «Il problema dell’aborto non si risolve con una legge, con una lista o con un’iniziativa, ma tutto può convergere al richiamo di questo altissimo valore». Per i vescovi deve essere incoraggiato tutto quanto può contribuire a limitare la pratica dell’aborto, comprese «le ruote dei conventi che hanno svolto una funzione nel passato e che in forme più aggiornate possono svolgerla anche oggi». La posizione della Chiesa non può però essere letta come funzionale all’attuale momento elettorale: «L’aborto - ha aggiunto Betori - non è una tematica su cui la Chiesa si esprime da oggi: è dal primo secolo che questo contraddistingue la Chiesa rispetto alla società». Il segretario della Cei si è anche soffermato sul suicidio del medico di Genova e su quanto emerso dall’inchiesta giudiziaria sugli aborti determinati da futili motivi, contestando quanto affermato da certi commentatori che «attribuiscono al “no all’aborto” quello che è invece il risultato di una mentalità abortista che vede la legge come un limite che poi va valicato esso stesso». Come valutare queste parole nel dibattito innescato dalla lista di Ferrara? La Cei teme una frammentazione e un’irrilevanza del voto cattolico e proprio per questo auspicava un accordo tra l’Udc e il Pdl. Ma al tempo stesso non contesta l’iniziativa del direttore del Foglio.
Il segretario dei vescovi italiani ha quindi assicurato che la Chiesa non vuole «frammentare la scuola pubblica», ma ha lamentato l’assenza della scuola e dei problemi legati all’educazione nel dibattito pre-elettorale, «indice dello scadimento del clima politico». Così come ha lamentato «la marginalità» del tema della famiglia. Infine, il vescovo ha lanciato un grido d’allarme sulla mafia e il suo carattere «pervasivo» in molte aree del Paese.