I vescovi lanciano l’allarme: ostie rubate per riti satanici

In discussione le regole della liturgia: stop alla trascuratezza degli abiti e alle messe show

da Roma

Per tre settimane cardinali e vescovi provenienti da tutto il mondo discuteranno dell’eucaristia e del ruolo che essa riveste nella vita delle singole Chiese. L’undicesimo Sinodo dei vescovi, il primo presieduto da Papa Ratzinger, presenta alcune significative novità. Benedetto XVI ha voluto che il tempo dei lavori fosse accorciato di una settimana (da quattro a tre) per evitare che i vescovi rimangano troppo tempo lontani dalle loro comunità. Per permettere questo, è stato ridotto il tempo per i singoli interventi in aula, che saranno più corti, e i padri sinodali, al contrario del passato, lavoreranno anche il sabato. Ma Papa Ratzinger ha introdotto anche un’altra novità, cosciente del fatto che lo strumento del Sinodo per come è realizzato rischia di risultare poco utile: ogni giorno i 256 padri avranno a disposizione un’ora di libero dibattito. Si potrà quindi intervenire subito per manifestare il proprio punto di vista su quanto si è ascoltato e ricevere risposte.
Giovanni Paolo II aveva voluto che il Sinodo trattasse del tema dell’eucaristia per coronare così l’anno dedicato in modo speciale a questo sacramento.
Tra i temi che saranno discussi c’è la scristianizzazione, la scarsità di vocazioni, l’allontanamento dei fedeli dalla pratica religiosa, l’indifferentismo religioso che tende a fare della domenica un giorno feriale.
Uno dei punti segnalati dall’«Instrumentum laboris», il documento preparatorio che serve da base e da agenda dei lavori, è quello degli abusi liturgici e dei «riti banali e poveri di senso spirituale». Un fenomeno assai diffuso che in nome di un non meglio precisato «spirito del Concilio», ma contro i suoi testi e gli stessi testi della riforma liturgica, ha in certi casi svilito la messa riducendola a uno show. Tra le «ombre» che pesano sulla celebrazione liturgica ci sono la «la trascuratezza nell’uso degli ornamenti liturgici propri da parte del celebrante e dei ministri», la «mancanza di decenza nel modo di vestire» dei fedeli, la «somiglianza di certi canti usati in chiesa a quelli profani», il «tacito consenso a eliminare alcuni gesti liturgici perché ritenuti troppo tradizionali, come la genuflessione», una «distribuzione impropria della comunione nella mano» e anche «atteggiamenti poco riverenti prima, durante e dopo la messa, non solo da parte dei fedeli ma anche dei sacerdoti».
Un appello per riscoprire il valore dell’eucaristia e porre fine agli abusi è stato presentato in questi giorni da suor Angela Musolesi, presidente del «Comitato promotore Confederazione del Corpo di Cristo» (www.tutelaeucarestia.org), che ha raccolto oltre cinquecento firme da presentare ai padri sinodali. Nell’appello di mette in guardia dai rischi di un’indiscriminata distribuzione della comunione nelle mani dei fedeli, e si chiede che si studi qualche rimedio per verificare che chi si accosta a ricevere la particola la mangi prima di lasciare l’altare. «È capitato a tanti di noi – si legge nella petizione – di fermare più volte delle persone che a un altare (a un altare, quindi in uno spazio ristretto, figuriamoci negli spazi ampi) stavano trafugando un’ostia consacrata…». Un fenomeno, quello della sottrazione delle ostie, che alimenta i culti dei satanisti (le particole consacrate vengono pagate profumatamente) e al quale non sono esenti nemmeno le liturgie papali: basti pensare che lo scorso aprile sul sito Internet E-Bay, è stata venduta all’asta un’ostia consacrata da Giovanni Paolo II durante una messa celebrata a Roma nel 1998.