I vescovi lanciano «il prestito della speranza» contro la crisi

RomaLa Chiesa italiana lancia il «prestito della speranza» per venire incontro ai bisogni delle famiglie in difficoltà a causa della crisi economica. L’iniziativa, presentata ieri dal presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, e dal presidente dell’Abi, Corrado Faissola, prevede la costituzione di un fondo di garanzia che avrà «un respiro nazionale» e che vuole aiutare, con trentamila prestiti garantiti dalla Chiesa ma erogati dalle banche con un tasso dimezzato, le famiglie che non ce la fanno.
«La crisi economica, che ha colpito con forza anche il nostro Paese – ha detto Bagnasco – è stata pagata in Italia, in particolare da quella parte della popolazione che, in realtà, non ha mai scialacquato e che già prima era in sofferenza per una cronica ristrettezza economica».
I vescovi vogliono aiutare le famiglie, perché la famiglia «non è soltanto l’ammortizzatore sociale più efficiente, ma anche la trama relazionale più necessaria per un armonico sviluppo delle persone e, dunque, della società». Il fondo di garanzia permetterà l’accesso ai prestiti alle famiglie il cui padre ha perso il lavoro e che hanno tre figli o un familiare invalido e sarà alimentato con una colletta nazionale prevista in tutte le parrocchie italiane il prossimo 31 maggio. «Ho molta fiducia - ha spiegato il presidente della Cei - nella generosità delle parrocchie e delle diocesi, già verificata in diverse occasioni analoghe: non credo che ci saranno problemi per il reperimento di 30 milioni di euro».
Il cardinale ha ricordato che «non poche famiglie sono già entrate in una fase critica con ripercussioni gravi sul fronte degli affitti, dei mutui, o dei debiti comunque contratti» e per questo i vescovi danno «voce alla gente e alle preoccupazioni generali che non sono poche né piccole», anche se «sarebbe un guaio ancora peggiore seminare panico e uccidere la speranza. Per questo negli ultimi mesi abbiamo assistito nel nostro Paese a un fiorire inarrestabile di iniziative e progetti che all’interno delle singole diocesi hanno cominciato a dare risposte concrete ai bisogni via via emergenti».
Il fondo della Cei, operativo dal 1° settembre, prevede un contributo massimo di 500 euro mensili per un anno, per un totale di 6mila euro, che potrà poi essere prorogato per un secondo anno e per lo stesso importo. Saranno le parrocchie insieme alle Caritas «a individuare e selezionare - spiega Bagnasco - le famiglie in difficoltà per poi indirizzare alla banca», che «in tempi brevi» concederà il prestito mensile. La restituzione avverrà quando ce ne saranno le condizioni e non prima di uno o due anni, e avrà la durata massima di cinque anni. Si tratta, ha precisato il presidente dell’Abi Faissola, di un’operazione «fuori mercato», con «procedure estremamente semplici e rapide» e tassi massimi di interesse «molto convenienti», pari alla metà del tasso di riferimento fissato dalla Banca d’Italia per i finanziamenti finalizzati a prestiti personali.