I vescovi a Moretti: «Tieni giù le mani»

La prima reazione, istintiva, è di dire: ben gli sta. Nanni Moretti s’è beccato il rimbrotto che di solito la Cei riserva ai Gay Pride o ai no-life, ai cattolici divisi in politica e ai politici che si dividono le mazzette. Ben gli sta: chi di moralismo ferisce, di moralismo perisce. E poi riesce difficile solidalizzare con uno per lavoro fa sesso con la Ferrari e poi fa pure la vittima («Per girare quella scena ho dovuto ubriacarmi», ha spiegato: che cosa dovrebbe fare uno che spurga i pozzi neri?).
Ma la seconda reazione è di incredulità: davvero la Conferenza episcopale italiana interviene pure sulla svolta erotica di Nanni? Una volta la Chiesa si occupava delle «cose ultime», i cosiddetti Novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso. Poi dell’aldilà si è smesso di parlare e dalle cose ultime siamo passati alle penultime: la politica, la sociologia, l’economia. Quindi è stata la volta delle terzultime: anni fa è uscito un documento di denuncia sull’eccessiva frequentazione delle palestre, e nelle scorse settimane i vescovi della Campania hanno annunciato un nuovo catechismo per la raccolta differenziata, mentre da Venezia è giunta la scomunica dell’acqua minerale («Bevete dal rubinetto», hanno raccomandato). Ora siamo al sesso in Caos Calmo, che a occhio non dovrebbe rientrare neanche fra le seste o settime emergenze dell’umanità
Si obietterà che a parlare non è stata la Cei in quanto tale, ma un suo pur autorevole rappresentante. Però non si può non tenere conto di come il messaggio venga poi inevitabilmente semplificato. Infatti ieri, sui siti internet di tutti i quotidiani, i titoli attribuivano l’iniziativa all’intero collegio: «Caos calmo, affondo della Cei»; «I vescovi all’attacco di Caos Calmo»; «La Cei attacca: sesso troppo spinto»; «I vescovi: troppo sesso e poco amore nel film». Qualcuno parlerà di indebita ingerenza? Di intervento a gamba tesa?
Non ho visto Caos Calmo, ho solo potuto sbirciare qualcosa della scena incriminata sul web, ed è stato proprio il monsignore intervenuto ieri a informarmi dell’esistenza del filmato su You Tube. Le immagini non sono chiarissime e non so se si sia davvero andati oltre i limiti, ammesso che al giorno d’oggi esistano ancora dei limiti. Lietta Tornabuoni ha scritto sulla Stampa che, al contrario, lo spezzone non vale il can can che ha provocato: Nanni Moretti tocca un capezzolo di Isabella Ferrari come se premesse il campanello dell’interno sei. Fatto sta che la denuncia del vescovo ha riportato il film al centro dell’attenzione e tra gli italiani si è aperto un dibattito: ma è lato A o lato B? Chi ha visto il film giura che non si capisce, e allora si va alla ricerca di chi ha letto il libro di Veronesi per saperne di più. Su un sito è partito addirittura un sondaggio: secondo voi davvero certe scene suscitano fantasie che, come dice la Cei, sfociano nella violenza? Il 20,35 per cento ha risposto di sì, il 18,58 no ma si poteva evitare, il 61,06 la ritiene invece «una scena come tante altre», non si capisce se viste al cinema o vissute.
La maggioranza è dunque compatta: giù le mani dalle mani sulla Ferrari, dice, e alla Chiesa ricorda il vecchio motto «peccato di pantalone/pronta assoluzione». E intanto i furbetti del cinemino, che con un po’ di vedo-non-vedo hanno fatto parlare del film come se si trattasse del nuovo Via col vento, ringraziano per l’ennesimo spot «a gratis».