I vescovi: no alle forzature, serve un garante

da Milano

Il mondo cattolico guarda con apprensione ai giochi di poltrone intorno al Colle dopo il gran rifiuto di Ciampi. Il «rammarico» per gli scenari aperti dal no di Ciampi e lo spettro di un ex Pci al Quirinale trovano posto in un fondo dell’Avvenire, giornale della Conferenza episcopale presieduta dal cardinale Camillo Ruini. Per il quotidiano (il cui direttore Dino Boffo in un’intervista di qualche tempo fa si augurava Giuliano Amato come successore di Ciampi), l’elezione del presidente della Repubblica non dovrà «lasciare scoperto mezzo Paese» per rispondere solo a logiche partitiche interne alla maggioranza. «Se il centrosinistra - scrive Marco Tarquinio - tentasse di dare soluzione ai propri problemi di organigramma e non di rispondere al dovere di individuare un nuovo supremo garante per tutti gli italiani, dimostrerebbe di non aver cooperato alla rielezione di Ciampi solo perché decisa a portare al Quirinale un esponente doc del principale partito di quella coalizione».
L’Osservatore Romano arriva invece ad auspicare un ripensamento da parte di Ciampi, descritto come unica figura di «garanzia» in un panorama politico fatto anche da «posizioni ardite». «La nota del Quirinale - scrive il quotidiano della Santa Sede - non toglie la speranza di quanti credono che di fronte a un’ampia maggioranza di consensi aperta e dichiarata, il presidente Ciampi possa rivedere la sua decisione». Per il quotidiano vaticano, «l’auspicio è che le forze politiche abbiano la saggezza di orientarsi verso la costruzione di un’estesa maggioranza di sostegno alla candidatura. Sarebbe un segno di stima verso il presidente che fino a oggi è stato definito unanimemente “il presidente di tutti” ma sarebbe anche una risposta moralmente e politicamente chiara al Paese, che chiede a gran voce la conferma di Ciampi».