I vescovi «Non si strumentalizzi il nostro richiamo alla questione morale»

La Conferenza episcopale italiana non intende commentare le vicende riguardanti la vita privata del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi limitandosi a dire che «ognuno ha la propria coscienza».
Durante la conferenza stampa alla quale ha partecipato il segretario della Cei, Mariano Crociata, per due volte è stata sollevata la questione e in entrambi i casi il vescovo ha mostrato di non voler esprimere alcun giudizio in questo momento sul caso mediatico che campeggia sui giornali. Alla domanda sulla «questione morale nella vita pubblica», il prelato si è limitato a richiamare la responsabilità degli adulti in quanto educatori, un richiamo che «non può essere sottovalutato o evaso», ma ha pure aggiunto che questo stesso richiamo alla responsabilità – presente nella prolusione pronunciata lunedì dal cardinale Angelo Bagnasco – non va nemmeno «strumentalizzato a livello di cronaca quotidiana». Vale a dire che sarebbe improprio considerarlo come un pronunciamento della Chiesa italiana sul «caso Noemi».
Sull’espressione «questione morale», Crociata ha detto di «non amare le formule semplici per le realtà complesse», e ha quindi aggiunto: «Se vogliamo parlare di questione morale, dobbiamo dire che c’è quella di oggi come quella di ieri, di questioni morali ce ne sono tante. È necessario tenerle vive tutte senza dover esprimere giudizi a ogni pie’ sospinto su singoli comportamenti perché ognuno ha la propria coscienza e la propria capacità di giudizio e le coscienze formate di ciascuno sanno che cosa sia giusto».
«La dissociazione tra i richiami moralistici e il perseguire cinicamente interessi e obiettivi non curanti degli effetti che tali comportamenti comportano vale per tutti, nella differente visibilità di ciascuno – ha concluso il segretario della Cei – ma il nostro è un richiamo che non può essere strumentalizzato».
Come si ricorderà, qualche settimana fa un editoriale del quotidiano dei cattolici «Avvenire» aveva stigmatizzato il fenomeno delle «veline» in politica chiedendo un premier «che con sobrietà sappia essere specchio – il meno deforme – all’anima del Paese», specificando pure che «un uomo di governo va giudicato per ciò che realizza», e non per la sua vita privata.