I vescovi: "Sull'aborto l'obiezione di coscienza diritto dei farmacisti"

Il segretario generale dei vescovi italiani, monsignor Crociata,
rivendica l'obiezione di coscienza dei farmacisti sulla distribuzione
di medicinali abortivi: "E' un diritto che va risconosciuto"

Roma - Bloccare la diffusione dei medicinali abortivi con l'obiezione di coscienza dei famracisti. Questa la richiesta dei vescovi. "L’obiezione di coscienza è anche un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti permettendo loro di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali come l’aborto e l’eutanasia". Lo afferma il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, intervenendo al convegno nazionale dell’Unione cattolica farmacisti italiana dal titolo "L’obiezione di coscienza del farmacista tra diritto e dovere".

Obiezione di coscienza "Per il farmacista cattolico - ha detto il presule - aderire all’insegnamento della Chiesa sul rispetto della vita e della dignità della persona umana, che è di natura etica e morale, rappresenta anzitutto un dovere, sicuramente difficile da adempiere in concreto ma al quale non può rinunciare. I cristiani infatti sono chiamati a non prestare la loro collaborazione a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la Legge di Dio". Per Crociata, inoltre, "il diritto-dovere all’obiezione di coscienza non riguarda solo i farmacisti cattolici ma tutti i farmacisti, perché - ha detto il presule citando Giovanni Paolo II - la questione della vita e della sua difesa e promozione non è una prerogativa dei soli cristiani".

Rispettare la 194 Il segretario della Cei ha sottolineato che la questione del "diritto-dovere" dei farmacisti all’obiezione di coscienza "viene oggi in discussione sia di fronte a taluni farmaci abortivi (come la RU486, per i farmacisti ospedalieri) o potenzialmente abortivi, quale in concreto la cosiddetta pillola del giorno dopo, sia di fronte a taluni sviluppi (o meglio involuzioni) che si profilano in materia di fine vita, considerato che in alcuni paesi europei, come ad esempio in Belgio, risulta già in vendita nelle farmacie un kit eutanasico". Quanto alla pillola del giorno dopo, più specificamente, "appare abbastanza chiaro che l’intenzione di chi chiede o propone l’uso di questa pillola o è finalizzata direttamente all’interruzione di una eventuale gravidanza, proprio come nel caso dell’aborto, o perlomeno non esclude e accetta questo possibile risultato, che verrebbe a realizzarsi al di fuori delle rigorose prescrizioni e procedure stabilite dalla legge 194".