"I veti di An su di me? Solo vecchia politica, punto alla Provincia"

Il coordinatore di Forza Italia resta candidato: "Corsaro offensivo, ma io non sono sotto schiaffo"

Non fa un passo indietro, Guido Podestà. Anzi, il coordinatore lombardo di Forza Italia guarda avanti e punta dritto sulla sfida per la riconquista della Provincia di Milano. «Non mi ritiro da una candidatura che avverto come entusiasmante. Una scelta, lo ripeto per l’ennesima volta, che deciderò insieme al mio presidente». E il veto espresso da Massimo Corsaro a nome e per conto di Alleanza nazionale? «Gli apprezzamenti del coordinatore regionale di An mi hanno fortemente meravigliato perché io, Guido Podestà, mi sento e sono parte del Pdl. Apprezzamenti che mi hanno pure offeso perché non rispondono al vero».
Vuol dire che, lei, coordinatore regionale non sapeva dell’ingresso dell’ex di An e Destra, Barbara Ciabò, nel gruppo consiliare?
«Esattamente. Il consigliere Ciabò è entrato nel gruppo consiliare e non nel partito. La decisione l’hanno presa autonomamente i consiglieri comunali di Forza Italia. Di Barbara Ciabò non ho mai, sottolineo, mai parlato con Silvio Berlusconi. So che il presidente ha incontrato l’ex consigliere di An alla Fiera del Motociclo e che si sono parlati. Comunque, non vedo perché a livello consiliare dovevamo rifiutare una persona che sostiene le nostre posizioni».
Una persona che ha abbandonato An sbattendo la porta e che, lo dicono le cronache, ha spesso contrastato la maggioranza che sostiene il sindaco Letizia Moratti.
«Credo che aprirsi il più possibile nel momento di costruzione del Pdl sia cosa buona e giusta. Sì all’apertura, no all’esclusione. Non dimentichiamoci che lo ha chiesto il presidente Berlusconi nel suo comizio in piazza San Babila, quello per intenderci del “predellino”».
Come si spiega, dunque, il veto di An? Che, forse, è un modo per alzare il prezzo?
«Può essere, ma se lo fosse è un modo vecchio di fare politica che è proprio solo di chi è abituato a quel modo. Voglio però essere chiaro: nessuno può mettere veti a nessuno. Noi non li mettiamo a nessuno e io non accetto certo di essere sotto schiaffo».
Messaggio forte e chiaro, onorevole Podestà. Resta però una domanda: cosa c’è dietro il livore, l’aggressione verbale di An alla vigilia di nuove competizioni elettorali di peso?
«Quello che per An è il caso Ciabò non è l’unico caso in Lombardia. Ci sono spostamenti da An a Fi in molti Comuni della Provincia, da Legnano a Parabiago passando per Buccinasco. Evidentemente, in An avvertono questi spostamenti in maniera maggiore rispetto a noi. E per fare un esempio basta pensare a quel passaggio da Forza Italia ai Circoli della libertà di Michela Brambilla che non ha mai visto una dichiarazione né volgare né aggressiva da parte di Fi nei confronti di quel raggruppamento o dei suoi esponenti».
Traduzione: questione di stile.
«Questione di Pdl nel cuore, nato per includere e non per escludere. Il Pdl è la nostra casa comune. Ma posso aggiungere un dettaglio?».
Prego, onorevole.
«I panni sporchi, se poi tali lo sono, si lavano in casa. I diktat non appartengono al nostro stile, ai principi ispiratori del Pdl».
Ma per dovere cronaca come si evolve adesso la questione aperta da An?
«Il coordinatore nazionale di Fi Denis Verdini chiarirà la situazione con gli altri attori, con i protagonisti attorno a un tavolo».
Insomma, con una telefonata si sarebbe evitato questa querelle di troppo?
«Una telefonata per ritrovarci tutti attorno a un tavolo e riscoprire quella sensibilità, quelle energie indispensabili a costruire ulteriormente il nostro progetto».
gianandrea.zagato@ilgiornale.it