I viaggi degli ex deputati ci costano 1,2 milioni

L’indennizzo medio è di 907 euro a testa. Nessun limite di percorrenza

da Milano

A dargliele, non è stato certamente Dio, ma il Palazzo. Eppure la morale è la stessa della spacconata bonapartista nel Duomo di Monza, quando correva l’anno anno 1805: guai a chi gliele tocca! In questo caso non si tratta però di corone; parliamo piuttosto di ali. Non quelle di piume, da dilettanti alla Icaro destinati a sfracellarsi al suolo, bensì ali di metallo sonante, marchiate Boeing, Airbus o Dassault e dipinte con le livree delle maggiori compagnie aeree mondiali. Roba supersonica, roba che costa. Per noi italiani, facendo due conti, nel 2007 fanno 1 milione e 250mila euro annui che escono dalle nostre tasche per trasformarsi in una voce di bilancio dello Stato.
A costarci tanto sono i «rimborsi viaggio» aerei (ma c’è dell’altro) che il Palazzo garantisce vita natural durante agli ex parlamentari in genere, deputati o senatori che siano stati nella loro precedente vita. Sì, agli ex. Cioè ai non più ricandidati, agli onorevoli che hanno danzato per una sola stagione politica e perfino ai trombati. Insomma, del tutto inspiegabilmente, a quelli che non rappresentano più nessuno e che sono tornati a fare l’antico mestiere (non è un’offesa, si intende la professione che facevano prima).
Una categoria, quella degli ex, che per numero ricorda un piccolo esercito: 1.377 signori e signore che in parte grazie al generale allungamento della vita media garantito dai progressi della medicina e forse in parte anche al ridotto logorìo fisico subito negli anni passati sui banchi di Montecitorio o di Palazzo Madama, continuano a godere di incomprensibili benefit.
Che ai loro occhi, tuttavia, sono invece comprensibilissimi. «Si tratta di diritti acquisiti», hanno spiegato infatti un po’ seccati i commessi del Palazzo a Italia Oggi e Sole-24 Ore che sono andati a chiedere ragione. Anche perché la succitata cifra non è la sola. Al rimborso medio pro capite di 907 euro per viaggi aerei, compresi quelli di vacanza con i pupi e la Gentile Signora, che possono raggiungere un «non superabile» tetto di 1.500 euro reso comunque «superabile» dal numero di legislature alle spalle dei non più onorevoli, altri sono i loro vantaggi. E quindi, per l’ineluttabile legge dei vasi comunicanti, i nostri esborsi.
Tralasciando in questa sede le cifre percepite dagli ex Lorsignori come vitalizio e successivamente come pensione (le sorvoliamo per rispetto delle coronarie degli anziani costretti a vivere con la «minima») e restando nel settore viaggi, bisogna aggiungere infatti la concessione del tutto gratuita delle tessere autostradali Telepass. Così come resistono i passaggi, sempre a costo rigorosamente zero, sui traghetti che collegano il Continente alle Isole.
E il conto non si esaurisce qui, dovendo aggiungere altre voci di concessioni (loro) e di spese (nostre), a ulteriore conferma di quanto diceva Totò: ovvero che «è la somma che fa il totale».
Infatti, a fronte delle disastrate condizioni delle Ferrovie dello Stato, che hanno ormai più perdite di bilancio che traversine dei binari, per i «già parlamentari» resiste rocciosamente anche l’annoso privilegio dei biglietti ferroviari gratuiti, senza alcun limite di spesa o di chilometraggio annuale. Tuttavia c’è un «ma». Un seccantissimo «ma». Quella che agli occhi di chi parla senza vergogna di «diritti acquisiti» deve sembrare una intollerabile ingiustizia: a essere gratis è la sola tariffa ordinaria. Agli ex resta infatti la seccatura di dover aggiungere di tasca propria i supplementi per Intercity ed Eurostar. Quasi intollerabile, se non ci fosse la speranza che qualcuno, tra i colleghi in attività di servizio, prima o poi ci pensi, con una leggina invisibile da far passare in una pigra e distratta mattinata di inizio estate. Perché anche loro, quelli in servizio, sanno che prima o poi potranno diventare ex.