I viaggi di formazione del giovane Winston

A un primo sguardo le memorie di gioventù di Winston Churchill potrebbero assomigliare a una versione tardo ottocentesca de I diari della motocicletta di Ernesto Guevara, non fosse che stiamo parlando di figure agli antipodi. Contesto storico, retaggio famigliare, orizzonte di valori, esperienze di vita, temperamento e formazione politica sono così diversi che i loro modi di viaggiare non potevano che rispecchiarvisi. Con un solo denominatore comune: che quei «primi» passi costituirono un’indelebile imprinting per gli anni a venire. Veri e propri viaggi di formazione.
A ben guardare il libro che raccoglie gli scritti di viaggio e le «avventure di gioventù» di Churchill, che torna in libreria dopo vent’anni di esclusione dai cataloghi con il titolo Dall’Avana a Durban (Cda&Vivalda, pagg. 240, euro 16), rivela - come avvertitamente sottolinea la prefazione di Mirella Tenderini - una temperie culturale che già la Grande Guerra, con le sue carneficine, avrebbe contribuito a stemperare: «Appare indecente considerare avventura la guerra. E lo è sicuramente, se non si tiene conto dell’epoca storica in cui viveva il protagonista, l’ambiente dal quale proveniva, e la retorica della “guerra gloriosa” che ha imperversato per secoli».
Sembrerà assurdo, considerato che si tratta del futuro nemico tedesco, ma vengono in mente le Tempeste d’acciaio di un Ernst Jünger leggendo le parole del «ragazzo» Churchill, frutto di un astratto idealismo tardo romantico poi sconfessato dai dolori dell’esperienza: «Fin da bambino avevo sognato la guerra e i soldati, e mi ero immaginato di trovarmi sotto il fuoco provandone le emozioni. Doveva essere una cosa magnifica, sentirsi fischiare intorno i proiettili, giocare a dadi a ogni istante con la morte e con il sangue».
Naturalmente nel libro c’è dell’altro, specie la ponderazione del grande statista, un che di british humour e lo stile di uno scrittore che vinse il Nobel per la letteratura nel 1953: già, perché di quella temperie Churchill fu ben consapevole, giacché le memorie furono scritte dopo, quando l’élan vitale della giovinezza era ormai passato.