«I viaggi? Status symbol della sinistra al potere»

Nemmeno il tempo di tornare e la Regione dovrà subito ripartire per Cannes

(...) diritti umani e civili». «Non sono preoccupato per i 50 o 100mila euro che vengono spesi per la missione in Cina, è una questione di metodo, o meglio, di malcostume» dice il capogruppo azzurro. Ha letto quell’invito di Claudio Burlando a non aspettarsi risultati immediati dalle missioni all’estero, perché prima si semina e solo dopo si raccoglie, e si domanda se «per seminare fosse proprio necessario portarsi dietro ben tre assessori e tutto il resto del codazzo. Per esporre ai cinesi le potenzialità della nostra regione, non era forse sufficiente l’autorevolezza del governatore, rendendo superflua la presenza di chi ha invece approfittato della “semina” per farsi un viaggio di piacere in Cina a festeggiare risultati che non ci sono?».
Che poi, a proposito di risultati, qual è l’obiettivo? «Quali semi stiamo andando a portare in Cina? Stiamo attenti che non si tratti di semi avvelenati. Infatti, da quanto traspare dalla stampa, sembra che Burlando si stia preoccupando principalmente di potenziare i traffici cinesi sul Vte e questo non solo è in contraddizione con quanto andrà a proporre ai cinesi il presidente del Consiglio Prodi a nome del Governo, ma anche, soprattutto, in concorrenza con il porto della Spezia, che da tale operazione non trarrà alcun vantaggio».
No. La verità, avverte Morgillo, è che «quella dei viaggi all’estero è diventata una mania degli amministratori di sinistra, una sorta di status symbol: chi non si reca in Paesi lontani sembra non venga considerato un buon amministratore. Assistiamo, così, a migliaia di gemellaggi tra Comuni piccoli e grandi con Comuni stranieri, a numerosi viaggi di amministratori comunali, provinciali e regionali per promuovere la cooperazione internazionale, alla gara, tra presidenti di Regione, ad aprire sedi di rappresentanza all’estero. Il risultato di tutto questo, fino ad oggi, è solo fumo, spese e nessun vantaggio per chi resta a casa». C’è poi la questione morale, tuona Plinio. Il capogruppo di An ha presentato un’interpellanza urgente per sapere se il presidente della Regione, «nell’ambito dei numerosi incontri con esponenti istituzionali e governativi della Repubblica Popolare cinese», abbia colto l’occasione per richiamare il Paese al rispetto dei diritti «tuttora negati, come ampiamente documentato dalla stessa autorevole Amnesty International»: «Sarebbe di sconcertante gravità se il democraticissimo presidente Burlando, in una settimana di permanenza in Cina, non avesse trovato neppure un momento per parlare di diritti civili in un Paese in cui vige la pena di morte, la tortura e la repressione violenta del dissenso politico e delle libertà religiose insieme con la pratica sistematica del lavoro forzato che sfrutta anche i minori».
All’urlo di: «I diritti umani vengono prima delle ragioni di opportunità diplomatica e degli stessi scambi commerciali», Plinio ricorda come la competitività cinese sia basata anche sulla negazione dei fondamentali diritti dell’uomo, sullo sfruttamento del lavoro minorile e sulla schiavitù.
An infatti ha già chiesto anche la discussione urgente di una mozione che sollecita il Governo a proibire l’importazione di prodotti provenienti dai Laogai, il sistema di campi di concentramento dove lavorano come schiavi tra i quattro e sei milioni di cinesi tra cui moltissimi bambini: «Sulla base di rapporti di associazioni umanitarie internazionali risulterebbero oltre mille le prigioni di lavoro, almeno 50 milioni le persone passate nei campi, e che non ci sia persona in Cina che non abbia un parente o conoscente che vi sia stato recluso - ricorda Plinio -. La differenza rispetto al vecchio Gulag sovietico è che, con il passaggio al capitalismo, i campi cinesi si sono trasformati in aziende specializzate nell’export della merce “made in China”. Voglio sperare che almeno sulla condanna dei Laogai Burlando e compagni - sempre tanto zelanti, a chiacchiere, quando sono in gioco libertà sindacali e garanzie varie - esprimano un parere favorevole per una volta senza se e senza ma».
Per ora, di certo c’è solo che Burlando non farà in tempo a ritornare che già dovrà ripartire: il viaggio in Cina finisce il 13 settembre, il 16 il presidente della Regione sarà al Festival international de la plaisance dedicato alla nautica da diporto. Regione, Liguria International e Cna andranno là con 25 imprese liguri. Ma vabbè, paga l’Unione europea.