I vigili del fuoco sospendono la scuola araba

Gianandrea Zagato

«I lavori di ristrutturazione sono stati fatti a regola d’arte e nel rispetto scrupoloso delle norme». Tesi dell’ulivista Sandro Antoniazzi, supporter della scuola illegale di via Ventura. Virgolettato che l’ex portavoce del centrosinistra a Palazzo Marino completa con una scommessa: «Sfido chiunque a trovare una scuola più sicura in Italia». Azzardo di troppo: quell’edificio al civico 4 di via Ventura non può ospitare una scuola.
No, non è un’altra tesi ideologica ma una sintesi chiara e inequivocabile della lettera su carta intestata del ministero dell’Interno che ieri è stata recapitata ai responsabili della scuola islamica nata sulle ceneri della madrassa di via Quaranta. Missiva firmata dal comandante dei vigili del fuoco di Milano, ingegner Dante Pellicano, che in poche righe esprime «parere negativo» dopo qualcosa come nove ispezioni della struttura.
L’edificio in zona Lambrate che in passato ospitava un centro professionale delle Acli non risponde quindi, secondo i tecnici di via Messina, alle normative richieste dalla legge. La struttura trasformata in scuola (nonostante nuove finestre, scale, bagni e sistemi antincendio) non è in regola nonostante i supporter dell’illegalità sostengano l’esatto contrario. E, attenzione, non è un cavillo artificioso su un controllo formale - come chiosano i responsabili della scuola islamica, che comunque chiudono la struttura sino a lunedì - ma l’applicazione rigorosa delle leggi dello Stato in materia di sicurezza negli edifici trasformati in scuola dopo il 1975.
Dichiarazione, quella dell’ingegner Pellicano, che è stata pure illustrata ieri al prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi - presente l’assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli - durante un tavolo tecnico a Palazzo Diotti. E da qui la decisione di un ennesimo sopralluogo (il decimo) avvenuto nel pomeriggio di ieri. Intervento per riconfermare sul campo la veridicità della nota tecnica, del diniego alla trasformazione dell’edificio in scuola perché «non idonea». Dove si svolge, ricorda il direttore scolastico Mario Dutto, «un’attività non indifferente». Evidente, a questo punto, continua Dutto, che ora spetta al Comune di Milano «dare il parere definitivo sulla documentazione della scuola».
Ma se non ci sono dubbi sull’orientamento obbligato «del «parere» di Palazzo Marino, sorgono domandine sull’intervento della prefettura ovvero su come sarà impedito il prosieguo di una scuola nata con un blitz, senza autorizzazioni e frequentata da oltre cento bambini. Intervento la cui responsabilità «ricade su Ds, Acli e Antoniazzi» osserva il vicesindaco Riccardo De Corato che agli smemorati ricorda come «la stragrande maggioranza della comunità regolare egiziana rifiuti un modello di illegalità, un istituto-ghetto per un processo di integrazione a Milano». Come dire: «La scuola di via Ventura va chiusa nel giro di poche ore senza esitazioni, debolezze o compromessi» aggiunge Maurizio Gasparri (An) che in un’interrogazione al ministro dell’Interno chiede «quali iniziative urgenti si intendano assumere per l’immediata chiusura della scuola».
E mentre il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ribadisce che «le leggi sono uguali per tutte» e che, naturalmente, «si concede l’autorizzazione se rispetta la norma e non la si concede se non le rispetta», Roberto Biscardini (Sdi) invita a un intervento immediato «nel rispetto delle leggi» perché non «stiamo dalla parte di una sinistra “buonista” che copre la sostanziale rinascita della scuola di via Quaranta in via Ventura, assecondando l’illegalità e l’apertura senza autorizzazioni». Già, quella sinistra «buonista» che si dà appuntamento venerdì alle 13 per difendere la scuola dell’illegalità, dove mancano i requisiti fondamentali di sicurezza per i bambini che la frequentano.