I vini lombardi vogliono sedurre il top del Vinitaly

Dal trentunesimo piano del Pirellone, in una giornata di sole pare una gran bella città anche Milano come quelle donne di mezzo secolo che da lontano uno scambia facilmente per una bella ragazza solo perché la distanza azzera le rughe e gli insulti dell’età. Lassù sul grattacielo, sede della Regione, perché è lì che a metà settimana il presidente Roberto Formigoni e l’assessore all’agricoltura Viviana Beccalossi hanno presentato la spedizione lombarda al Vinitaly a Verona, prima giornata giovedì 3, l’ultima lunedì 7.
Per il quinto anno, i vini che nascono tra il Po a sud e le vette alpine a nord, tra il Ticino a ovest e il Mincio a est troveranno la loro casa nel Palaexpo, la lunga, larga e alta struttura che funge da porta per la sterminata spianata espositiva interna. La regione è lì da cinque anni e la stessa Beccalossi ha ricordato come la scelta «all’inizio venne discussa, ma che ora è stata capita e anche noi non siamo più sotto i tendoni come altri, esposti a ogni problema meteo».
Questa volta poi, la facciata sarà ricoperta dallo slogan scelto per l’occasione: «Guardate Oltre c’è la Lombardia». Motto che dovrebbe esortare i consumatori a non fermarsi davanti alle bottiglie dei soliti vini italiani, Toscana piuttosto che Piemonte, bollicine trentine o bianchi friulani, ma di allungare la vista e di concentrarsi sul meglio di una Lombardia che, al solito, ha tanta quantità (non stupisce: è la prima area agricola italiana), diverse eccellenze «provinciali», Franciacorta, Oltrepò Pavese e Valtellina su tutte, ma una eterna difficoltà a farsi considerare un insieme omogeneo. In fondo la Toscana è formidabile «solo» sui rossi, non ha bollicine né bianchi di razza assoluta, però ha un’immagine globale vincente. Per certi versi, la Lombardia può procedere a fianco del Piemonte per varietà di offerta, ma ha iniziato la sua marcia verso la qualità più tardi e ne paga inevitabilmente ancora lo scotto anche perché a chi è grande di suo, la Franciacorta ad esempio con i suoi spumanti metodo Classico, non sembra interessare fino in fondo essere anche lombardi e rischiare di perdersi in una identità più ampia e meno premiante.
In ogni modo, al Palaexpo si ritroveranno 170 produttori lombardi, tutti benedetti da Formigoni: «Il nostro modo di far vino è scandito da precisi disciplinari di produzione, con regole chiare e puntuali, per un percorso che partendo dalla vigna arriva alla bottiglia e quindi alla tavola dei cittadini, offrendo certezze anche sul piano della sicurezza alimentare». «Punte d’eccellenza - ha aggiunto Viviana Beccalossi - che trovano la loro consacrazione nelle bollicine della Franciacorta e negli Sforzati della Valtellina che hanno fatto da apripista a molte altre realtà che oggi stanno riscuotendo grande successo». Entrare al Vinitaly costa 35 . Chi si fermerà appena superati i controlli e salirà al secondo piano del palazzo troverà il meglio dei consorzi di tutela di Valcalepio, Moscato di Scanzo, Vini Bresciani, Franciacorta, Vini mantovani, San Colombano, Oltrepò Pavese e Valtellina, realtà di una regione dalle mille etichette, suddivise tra 4 Docg, 15 Doc e le tante Igt, realtà che coprono un totale di 24mila ettari e che dà lavoro a 15mila addetti per una produzione annua di 85 milioni di bottiglie.
Delle 170 cantine presenti 19 arrivano dalla provincia di Bergamo, 79 da Brescia, 39 da Pavia, 14 da Sondrio, 12 da Mantova, una dal Cremonese e una dal Lodigiano e ben cinque da Milano grazie a San Colombano al Lambro grazie alle aziende agricole Giuseppe Guglielmini, Nettari dei Santi, Antonio Panigada, Angelo Panizzari e Carlo Pietrasanta.