I vip e la famiglia tra gli oltre 2mila militanti commossi

Hanno fatto ore di fila per partecipare al funerale di una campagna elettorale. Nella magnifica sala del National Building Museum di Washington si sono presentati in 2.000, divisi tra commozione e scoramento. Tra gli spettatori molti erano in pantaloncini corti per il caldo soffocante. Altri erano in calzoncini e scarpe da ginnastica semplicemente perché reduci da una corsa non competitiva che si era appena conclusa nei pressi. Nel settore dei vip, proprio sotto il podio, mescolati ai membri dello staff che si abbracciavano commossi per salutarsi e scambiarsi numeri di telefono, c’erano i finanziatori, i potenti del partito, la famiglia. E quando Hillary è arrivata alla fine sul podio, con 45 minuti di ritardo, per l’ultima volta i militanti hanno agitato i cartelli blu, appena distribuiti, con la scritta «We Have Got Your Back, Hillary» (Ti copriamo le spalle, Hillary). Sotto il palco c’erano anche la femminista Gloria Steinem e Sidney Blumenthal, l’ex-scrittore di discorsi di Bill Clinton, ancora molto attivo nella campagna di Hillary. Il momento più emozionante alle 13 in punto (ora di Washington, le 19, ora italiana), quando l’ex first lady ha pronunciato per la prima volta, senza un filo di ironia, la frase «Yes, we can», lo slogan di Barack Obama, invitando anzi il pubblico a ripeterla con lei. I militanti, dopo un attimo di smarrimento, hanno obbedito.