I volontari delle idee con centomila lettori

L’aggregazione è cominciata tre anni fa. Il network raccoglie l’opinione di oltre 1.300 blogger

Sono trascorsi quasi tre anni, ormai, da quando il progetto Tocqueville.it ha iniziato a prendere forma. Prima è nata una lista, composta di un centinaio di blog che si occupavano di politica e informazione, genericamente vicini al centrodestra italiano ma soprattutto immuni dal virus dell'antiamericanismo che stava tornando ad infettare l'Italia. Poi, con il contributo iniziale della rivista Ideazione, a questo embrione di Right Nation virtuale è stata fornita una piattaforma di aggregazione per selezionare e diffondere - magari oltre i confini della blogosfera - i contenuti, spesso di ottimo livello, che venivano prodotti quotidianamente. Una piattaforma gestita da una redazione di volontari che rappresentava (e rappresenta), in scala, le mille anime di una città eterogenea, spesso rissosa, mai banale.
Tocqueville.it nasce così, come la scommessa impossibile di costruire un network in grado di fare «massa critica» nei dintorni di un'area politica quasi assuefatta da decenni in cui liberali e conservatori hanno marciato in ordine sparso. Ancora prima del suo debutto ufficiale in rete, è stato chiaro che la scommessa poteva essere vinta. Quando è iniziata a circolare la voce di un possibile esperimento di aggregazione per blog liberali, conservatori (neo, paleo, post) e riformatori, la risposta è stata massiccia. In pochi giorni, centinaia di blog hanno aderito e hanno cominciato a costruire il network, a stabilire obiettivi e priorità. Hanno scelto democraticamente un nome (TocqueVille, appunto) e discusso sul simbolo.
Gli iscritti a Tocqueville.it hanno ormai abbondantemente superato il migliaio, mentre i navigatori che ogni giorno visitano l'aggregatore (per dirigersi verso i blog che ne compongono la spina dorsale) sono decine di migliaia, con punte addirittura impressionanti nei giorni in cui l'attualità politica, italiana o internazionale, propone temi di particolare interesse. Tocqueville.it, nel frattempo, ha imparato a camminare con le proprie gambe e ha continuato a tenere la barra diritta verso un'orizzonte fusionista che sembra avvicinarsi o allontanarsi a seconda della stagione o dei capricci della classe politica.
I quartieri della città sono molti, attraversati a volte da tensioni che sembrano insuperabili. Laici contro cattolici, idealisti contro realisti, liberisti contro colbertiani, neocon contro paleocon, berlusconiani contro anti (o ex) berlusconiani. Spesso, però, sono proprio queste prospettive differenti a far crescere il livello del dibattito, evitando (non sempre, purtoppo) l'auto-referenzialità o la tentazione di limitarsi a fare da cassa di risonanza per questa o quella posizione politica.
Tocqueville.it è un esperimento complesso e la sua sorte dipende proprio dall'esito delle interazioni tra gli individui, sul filo di un equilibrio politico, ideologico e culturale strutturalmente destinato a cambiare nel tempo. Gli analisti del web parlano di cluster (agglomerati, grappoli) che hanno sconvolto la distribuzione verticale delle informazioni, di blogswarm (sciami di blogger) che hanno già cambiato l'anima della politica statunitense. Questi grumi di persone e di idee sono destinati a diffondersi, moltiplicarsi, accoppiarsi e separarsi, morire e nascere. In parte verranno assorbiti dai media e dalla politica tradizionale e in parte ne saranno respinti. Una sola cosa è certa: chi crede che la realtà come la conosciamo oggi sia destinata a durare in eterno, si sbaglia di grosso. Tocqueville.it - e la blogosfera in generale - dimostrano ogni giorno di più che quando i singoli individui riescono far sentire la propria voce nella big conversation, indietro non si torna.