I volti di Genova: gioia, incubo e tensione

(...) La rete che non ti aspetti e nella quale forse dopo tutte quelle voci di «torte», match venduti o regalati così come hanno gridato dalla gradinata Nord, nemmeno i tifosi credevano più. E invece eccolo lì: il gol di Boselli al 96’ destinato a spedire i blucerchiati in serie B. Lo stadio esplode, il Grifone vola e la festa può cominciare. Migliaia di motorini che invadono le strade con le loro bandiere e i cori: giovani, giovanissimi, uomini e donne. L’appuntamento per tutti è in piazza De Ferrari, alla fontana davanti a Palazzo Ducale con gli sfottò verso i cugini che sfilano via a testa bassa, mentre qualcuno dai finestrini dell’autobus prende coraggio e urla tutta la propria rabbia davanti ai simboli del Grifone. Già, perché bisogna fare i conti anche con l’altra metà, i doriani appunto, con la loro delusione e l’amarezza di un campionato che li ha trascinati nella retrocessione.
Il Ferraris è ancora pieno di gente quando dalla gradinata Sud cominciano le prime tensioni a fine partita. Un gruppetto di una decina di tifosi tenta di raggiungere il campo e il settore dei distinti. Volano aste, bottiglie, insulti e nella mischia rimangono feriti due steward. Ci pensano le forze dell’ordine a riportare la calma. Il bilancio delle operazioni coordinate dalla Questura di Genova a fine serata parla di dieci tifosi denunciati, tutti sampdoriani, che sono stati sorpresi all’inizio della partita mentre cercavano di entrare nello stadio senza biglietto. Per loro ora c’è il rischio di sanzioni penali e amministrative. Che fosse un incontro ad alta tensione lo si era capito sin dalla vigilia, da sabato notte, con l’esplosione di due grossi petardi vicino all’Ac Hotel dove era alloggiata la Sampdoria, il sequestro di una bomba carta a ridosso della Sud e una piccola rissa tra due gruppetti di ultrà nelle vicinanze di Brignole.
Nel giorno del derby polizia e carabinieri hanno iniziato a presidiare la zona intorno allo stadio già da mezzogiorno per scongiurare che gli ultra posizionassero spranghe e bastoni. Nota di colore e non solo: a metà partita sulla Nord compare uno striscione contro il sindaco Marta Vincenzi e l’appello di solidarietà lanciato dal primo cittadino nel pre-derby e inteso dai rossoblu come un invito a fare un «torta» L’indomani il sindaco dichiara la sua contentezza per come è andato il dopo partita «nonostante la tensione, Genova è stata all’altezza della situazione». Non commenta la possibilità che con una squadra in serie B, decada il progetto per il nuovo stadio. Ma quando le domandano di quello striscione, si trincera dietro un «no comment». «Non riescono a capire - dice la Vincenzi - che un sindaco donna può parlare di amicizia».