"I was so much", collettiva alla galleria Antonio Colombo

A Milano mostra di 25 giovani artisti a cura di Luca Beatrice

Ero più vecchio allora di quanto non sia più giovane adesso", cantava nel 1964 Bob Dylan nell'album Another Side of Bob Dylan. Nel 1967 i Byrds – il mitico gruppo californiano – ne realizza una cover, che sancisce il successo della canzone. My Back Pages viene magistralmente reinterpretata da Bob Dylan nel 1992, in occasione del concerto che celebra i trent'anni della sua carriera musicale, insieme ai grandi del rock – Roger McGuinn, George Harrison, Tom Petty, Neil Young ed Eric Clapton – eseguendo ciascuno una strofa.
Nel testo affiorano i capitoli del suo passato, del suo vissuto, che raccontano la vita, i pensieri, le paure di un ragazzo diventato poi un idolo per diverse generazioni.
Ed è proprio attraverso lo sguardo a ritroso su un trascorso – non poi così lontano – che l'esposizione curata da Luca Beatrice da Antonio Colombo Arte Contemporanea prende avvio.
In mostra sono gli artisti emersi in Italia tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, e dunque tutti attivi da quasi un ventennio, che rappresentano una micro-generazione nata a sua volta nei '60, epoca del primo benessere, dello sviluppo sociale ed economico, e cresciuta durante la fase dei grandi cambiamenti culturali, nella politica e nella musica, nella moda e nel sesso.
Artisti che con la società loro contemporanea hanno saputo dialogare, guardandosi sempre indietro. Nei loro lavori l'attualità diventa storia e la storia attualità. Alcune immagini sembrano estratte dal patrimonio della memoria condivisa, altre riguardare strettamente il vissuto quotidiano di ciascuno, eppure la tensione, per certi versi, risulta analoga. In parte spinti dal grande successo della Transavanguardia, il primo "gruppo" italiano con ambizioni internazionali che trasformò la pittura figurativa in un fenomeno d'arte autenticamente contemporanea, eppure sopraggiunti negli istanti finali dell'opulenza del mercato, questi artisti rappresentano gli anni '90 perché attenti a contaminare il linguaggio pittorico con altri media. Nei loro quadri filtrano letteratura, fumetto, cronaca, videoclip, fantastico, senza paura di "sporcare" la pagina bianca della tela dove il pittore, fino ad allora, non se l'era sentita di introdurre i virus della cultura bassa.
Come in un romanzo di formazione (perché nell'arte ormai i 30enni hanno preso il posto dei 20enni) questa mostra costituisce il primo capitolo (o se preferite l'introduzione) di un eventuale saggio-narrativo sugli anni '90: e dentro ci troverete Pulp Fiction, Mani Pulite, Falcone e Borsellino, i Nirvana e il Grunge, la Gioventù Cannibale, la Gialappa's Band ecc…