I Wiener Philharmoniker per il «Negri-Weizmann»

Zubin Mehta dirige al Piermarini la celebre orchestra austriaca per il consueto appuntamento a favore della ricerca scientifica

Elsa Airoldi

Nuovo concerto straordinario alla Scala. Dove il Comitato Negri Weizmann, al quindicesimo anno di attività, organizza l'annuale evento musicale a sostegno della ricerca scientifica. Per gli Istituti Negri (Italia) e Weizmann (Israele) sono già passati dal Piermarini i più grandi. Muti e Giergiev, Vengerov e Pollini... Ora tocca ai Wiener Philharmoniker diretti da Zubin Mehta.
In modo non dissimile a quanto avviene da noi anche Vienna utilizza i suoi celeberrimi musicisti su due fronti. Da un lato come orchestra della Staatsoper, dall'altro come Filarmonici. Istituzione privata alla quale è anche affidata la presenza stabile al Festival di Salisburgo. Come capita alla Scala con la sua Orchestra e la sua Filarmonica anche a Vienna il nocciolo delle due formazioni è sostanzialmente lo stesso.
Ecco dunque i Wiener. L'orchestra, in duo con i Berliner dalla differente personalità la formazione più importante del mondo, torna a pochi mesi di distanza dal commosso e commovente concerto che aveva riportato sul podio scaligero Riccardo Muti all'indomani delle sue clamorose dimissioni dall'incarico di direttore musicale.
Un regalo alla città dovuto a un impegno preso e non disdetto allora. E un regalo a Milano oggi, che, proprio all'indomani dell'ultima replica delle Nozze mozartiane dirette da Muti alla Staatsoper di Vienna, gli ospiti tornano sotto la bacchetta di Zubin Mehta. Uno che ha debuttato sul podio di Wiener e Berliner a venticinque anni.
Nato a Bombay da una famiglia di musicisti, Mehta è cittadino onorario di varie mecche delle musica e vanta la direzione musicale delle sinfoniche che più contano. Strettissimo il legame con la Filarmonica di Israele della quale è direttore a vita. Altrettanto importante il rapporto con la New York Philharmonic, nelle sue mani per 13 anni consecutivi.
I Wiener suonano dunque in famiglia. Con esiti garantiti anche da una tradizione tanto collaudata da permettere la fedeltà alla propria fama anche senza una guida stabile. Quest'orchestra morbida e flessuosa mostrerà ancora una volta le sue vitù. Fraseggio, collegamento tra sezioni, fluidità, senso del colore, gusto del far musica insieme, organizzazione mentale, disciplina.
Tutto mozartiano il programma che mette in fila Sinfonia n. 1 K 16, Concerto per flauto e arpa K 299 e Sinfonia n. 41 K 551 Jupiter. La Sinfonia K 16 nasce a Londra, all'inizio di una stagione giovanile e adolescenziale che ne conta almeno 39 contro le 6 del periodo viennese.
La formula è quella dell'Ouverture italiana in tre tempi, priva di minuetto. Il Concerto K 299 (Doppio concerto in do maggiore) è famoso e assai eseguito. Scritto nel 1778 a Parigi è originale per l'organico che affida le parti soliste al flauto, lo strumento del committente, e all'arpa, passione della di lui figlia. Parti entrambe impegnative nell'ambito di una composizione dal carattere brillante e dalla prospettiva timbrica rara e suggestiva.
La Jupiter è un lavoro di ampio respiro strumentle che accosta vari momenti stilistici del nostro. Il soprannome di Jupiter, Giove, pare doversi attribuire all'impresario inglese Salomon che intende sottolineare il carattere grandioso e stilisticamente straficato della partitura terminata nell'agosto 1788 e rimasta il testamento sinfonico di Mozart.