Iacchetti e Bisio, ultime scuse a Gaber

C he cos’hanno in comune Enzo Iacchetti e Claudio Bisio? Oltre alla vis comica e all’energia, la stima e l’affetto per il Signor G. Per l’istrionico Bisio, che da ragazzo andava ad applaudirlo con gli amici a teatro, Gaber era prima di tutto un grande artista: un maestro «imprevedibile, controcorrente, libero da ideologie e da diktat». Per il mattatore di Striscia, invece, era soprattutto un amico, «al quale chiedere consigli come fa un nipote con uno zio».
All’artista, il maestro, l’amico Giorgio Gaber i due fuoriclasse della comicità dedicheranno due serate-evento, a chiusura del festival «Milano per Giorgio Gaber». Comincerà Iacchetti, stasera, al Teatro Parenti (ore 21) con «Chiedo scusa al signor Gaber» (tratto dall’omonimo album), una rivisitazione in chiave rock-moderna del suo primo repertorio, scritto in gran parte con Umberto Simonetta. Solo sul palco, accompagnato dalla Witz Orchestra, rivisiterà con ironia tutti i successi di Gaber che lo hanno reso famoso in tv, «E che sono ancora nel cuore di tutti», sottolinea lo show-man. Da «Il Riccardo» a «Barbera & Champagne», dal «Cerutti Gino» alla «Torpedo Blu», passando per «Ma pensa te», «Trani a Gogò», «Una fetta di limone», «Porta Romana». Una serata «all’insegna del canto e del divertimento - commenta Iacchetti -, per far sì che chi conosce Gaber non lo dimentichi mai, e chi non lo conosce possa sapere quanto fosse irraggiungibile».
Domani sera invece sarà Bisio, al Piccolo Teatro Strehler (ore 20.30), il testimone gaberiano doc: accompagnato al piano da Carlo Boccadoro (per la regia di Giorgio Gallione) leggerà il testo inedito di Gaber-Luporini «Io quella volta lì avevo 25 anni». Una raccolta di sei monologhi, scritti tra il 1999 e il 2000 e mai rappresentati prima, che ripercorrono sei decenni di storia italiana, dagli anni Quaranta ai Novanta, nei quali, però, il protagonista dichiara di avere sempre 25 anni: «Gli anni, insomma, in cui l’uomo è nel pieno dell’entusiasmo, anche civile» conclude Bisio. I testi, che avrebbero segnato il ritorno al teatro-evocazione, ripiegato sui sentimenti, saranno intervallati da alcuni classici musicali di repertorio, da «Non arrossire» a «Il conformista» a «Chiedo scusa se parlo di Maria».