iAd, ovvero la pubblicità interattiva che conviene anche a chi la guarda

«Di che cosa stiamo parlando?», chiese Steve Jobs usando la pausa come la musica di un thriller. Poi continuò: «Abbiamo 189.000 app sull’App Store create da sviluppatori bravissimi. Moltissime di queste app sono gratuite e la maggior parte delle altre sono vendute a prezzi assolutamente ragionevoli. A noi questo piace...e piace anche agli utenti, ma questi sviluppatori devono anche trovare il modo di fare dei soldi e a noi piacerebbe aiutarli».
Oggi che le App sono oltre 350.000, il discorso che il Gran Capo di Apple tenne il 7 giugno di un anno fa nel keynote in cui presentava il servizio iAd si fa ancora più impellente. In pratica: come portare la pubblicità sull’iPhone in modo che sia proficua per tutti? La risposta sta appunto nel servizio che la casa di Cupertino ha messo a punto per fare in modo che, oltre al guadagno dell’azienda, ci sia soddisfazione per gli sviluppatori (che incassano), ma anche per gli utenti (che così trovano applicazioni in vendita a prezzi sempre più accessibili). E i conti sono chiari, li fece appunto allora Steve Jobs: «L’utente iPhone passa in media un po’ più di 30 minuti ogni giorno utilizzando le app. Se volessimo mettere un ad ogni 3 minuti, sarebbe 10 ads per dispositivo al giorno, 10 ads in 30 minuti, è più o meno lo stesso di uno show televisivo. Noi avremo presto 100 milioni di dispositivi, cioè un miliardo di opportunità pubblicitarie al giorno. Credo sia una opportunità piuttosto seria». Lo è, infatti.
Perché grazie a iAd, integrato nel sistema operativo iOs4, i piccoli banner che compaiono sul telefono diventano opportunità. E soprattutto servizi, come ad esempio quello che permette di scaricare altre app o contenuti iTunes, aggiungere informazioni al proprio calendario, savare coupon o codici a barre, trovare punti vendita del prodotto pubblicizzato. Con un semplice clic. Anzi, con un semplice tap, visto che di touch screen si tratta. E per le aziende? Vodafone ad esempio ha portato la sua web-comedy con Luca e Paolo proprio su iAd (se volete ridere l guardate qui: www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=m5-RrQwwRXA#at=21), confermando che la multimedialità è il prossimo, ormai presente, passo del business della pubblicità. Perché iAd ora è anche su iPad e perché, solo negli Stati Uniti, Apple ha concluso il 2010 con una raccolta pari a 60 milioni di dollari. Un inizio che spiega come il mercato della comunicazione pubblicitaria abbia trovato un nuovo canale di espanzione. Che ovviamente Steve Jobs ha aperto per primo.