Iago, quando Shakespeare diventa una fiaba popolare

Una rilettura in chiave
moderna della tragedia della gelosia di Shakespeare. Il
protagonista diventa il malvagio per antonomasia e il cattivo
risulta, alla fine dei giochi, lo stesso Otello. Il regista: "La tragedia diventa una sorta di favola
nazional-popolare"

Roma - "Nella mia rilettura dell’Otello di Shakespeare, Iago è una sorta di terrorista non cruento, un antieroe che lotta contro l’oppressione con la sola forza del pensiero. La tragedia diventa una sorta di favola nazional-popolare". Vladimiro De Biasi, regista romano classe ’72, ha presentato nella Capitale il suo secondo film, Iago, con Nicolas Vaporidis, Laura Chiatti e Gabriele Lavia, in uscita venerdì prossimo.

La rilettura di Shakespeare Una rilettura in chiave moderna della tragedia della gelosia di Shakespeare, dove il protagonista diventa il malvagio per antonomasia e il cattivo risulta, alla fine dei giochi, lo stesso Otello. Iago (Vaporidis) è un giovane architetto di grande talento che si innamora della figlia del rettore (Lavia), la bellissima collega Desdemona (Chiatti). Insieme concorrono per un progetto da presentare alla Biennale di Venezia. L’idillio tra i due, appartenenti a ceti sociali diversissimi (lei ricchissima e lui povero in canna) viene interrotto dall’arrivo di Otello (Aurelien Gaya), un modello mulatto dallo sguardo un pò vuoto ma dal fisico scultoreo, figlio di un architetto africano potente e corrotto. Iago si trova a perdere insieme amore e lavoro e decide di riconquistare tutto - donna e lavoro, ma non necessariamente in quest’ordine - usando l’intelligenza. Con la complicità di due amici (Giulia Steigerwalt e Lorenzo Gleijeses), sfruttando l’insana passione di Cassio (Fabio Guidoni), cugino di Otello, per le donne, Iago riesce a rompere l’idillio tra questi e Desdemona. Alla fine le carte verranno scoperte e tutti risulteranno perdenti. Tranne il vero amore che trionferà.

Il fascino dei classici "Sono sempre stato affascinato dai classici - spiega De Biasi -. Nella mia infanzia c’era l’idea pedagogica di riduzione dei classici a fumetti o in televisione. Otello era una tragedia che trovavo straordinariamente interessante, anche se le motivazioni che spingono Iago mi sembravano, dopo il Novecento, il secolo del sesso, piuttosto superate. E così ho pensato che a muovere Iago fosse il sentimento di rivalsa per non aver avuto quello che meritava. Il mio è un atieroe che reagisce contro l’oppressione".