Iaquinta e Messi, il blues dei cannonieri fantasma

L’argentino da ieri è spagnolo: ha giurato sulla Costituzione e gioca. Il calabrese sta a guardare. Pozzo: «Vuole andarsene»

Tony Damascelli

L’argentino della «vaselina» ha giurato sulla costituzione spagnola. Il calabrese del gol vuole andarsene dal Friuli. Storie di football vario nei vapori di Barcellona-Udinese, di qua Lionel Messi, di là Vincenzo Iaquinta, ragazzi del pallone con problemi diversi e passioni contrastanti. Dunque il Barcellona finalmente dispone a tempo pieno del suo fenomeno di Santa Fè, di questo ragazzo di diciotto anni (24 giugno 1987) già campione del mondo under 20, già capocannoniere e miglior giocatore del torneo medesimo in Olanda, già indicato come l’erede di Diego Armando Maradona, stesse radici, stesso club di approdo europeo. Qui, in Catalogna, Lionel Messi arrivò con i pantaloni corti, non quelli del football. Aveva tredici anni e quelli del Barca andarono a scovarlo in Argentina, intuendone le qualità lo convinsero a trasferirsi, con famiglia appresso, in Spagna, per giocare e divertirsi con i bambini in maglietta blaugrana.
Fino al 16 settembre scorso Lionel Messi aveva un contratto con scadenza giugno 2010, roba piccola, aggregato alla squadra B con una clausaola che prevedeva periodiche apparizioni nella Liga, con la formazione allenata da Frank Rijkaard. Le cose sono cambiate, velocemente. Messi nello scorso campionato aveva giocato sei partite in tutto, contro l’Osasuna, il Malaga, l’Albacete, il Levante, il Getafe e ancora, l’ultima, contro l’Albacete con un gol di vaselina, come dicono gli spagnoli, di sombrero, come dicono i sudamericani, di palombella come, infine, noi altri scriviamo e diciamo, un gol allo sciagurato portiere dell’Albacete che aveva tentato l’uscita ed era stato preso in giro dal colpo sotto, distante venti metri, dell’argentino. Il quale era stato costretto, per burocrazia e regolamento, a tornare in panchina, da straniero promettente, per far posto a stranieri più solidi di lui. Messi si era ripresentato in Champions contro lo Shakhtar e nel torneo Gamper facendo venire l’emicrania a Cannavaro della Juventus. Qui il Barcellona aveva capito di trovarsi tra le mani un diamante, ha accelerato le pratiche e ieri finalmente Lionel Messi è diventato cittadino spagnolo, con doppia nazionalità secondo norme del Paese, giurando sulla costituzione e mettendosi a disposizione di Rijkaard per la partita di Liga contro il Saragozza, sabato prossimo.
Non bastavano Ronaldinho, Deco, Eto’o, adesso il Barcellona ha pure questo tanghista che potrebbe diventare il più forte di tutti e in tutto il mondo. Se qualcuno lo volesse rapire sappia che il suo contratto scadrà, dopo correzione, prolungamento e ritocco, nel giugno del 2014 e che la clausola di rescissione è di 150 milioni di euro. Per molto, ma molto meno, Vincenzo Iaquinta sta facendo innervosire i friulani che amano il pallone. Ieri Giampaolo Pozzo, che dell’Udinese è il padrone, ha spiegato a Radio anch’io lo sport: «Iaquinta non gioca perchè vuole andarsene da Udine. Noi abbiamo la coscienza a posto. E Carraro ha fatto bene a inviare l’ufficio inchieste con il quale abbiamo collaborato e collaboreremo al 100 per cento. Non abbiamo nulla da nascondere e nulla da temere. La stampa ha strumentalizzato la vicenda, siamo diventati ricattatori, imbroglioni. Tutto falso. La verità è che la scorsa estate non siamo riusciti a trovare una squadra a Iaquinta perchè non ci sono state offerte concrete e abbiamo impostato la squadra non pensando a lui, tanto è vero che abbiamo preso Rossini e Barreto. Iaquinta è arrivato svogliato al ritiro e non ha partecipato alle amichevoli. Cercheremo di venderlo a gennaio, se il mister vorrà potrà utilizzarlo ma non mando in tribuna chi è motivato per fare posto a lui. Finora non abbiamo ricevuto offerte ma sappiamo che il mercato è fatto da furbi, alle volte può succedere che uno venga incitato a comportarsi in maniera non corretta, non regolare, creando la lite per far sì che all’ultimo momento, a gennaio, uno si stufi e svenda il giocatore. Non ho elementi per sostenerlo, non so chi abbia dietro Iaquinta, prendo atto che non posso più contare su di lui». Iaquinta forse non ha nessuno dietro e nemmeno una costituzione davanti, su cui giurare, ha un passaporto solo e se lo tiene stretto, come il contratto in essere. Ma stasera a Barcellona starà a guardare gli altri, compreso il ragazzo della vaselina.