Ibiza, la capitale dello sballo low cost chiude le porte al popolo della notte

La festa è finita. L’isola ora vuole un turismo tranquillo: basta locali non stop e party infiniti sulla spiaggia. Per scoraggiare i giovanissimi, prezzi alle stelle: aprono sei resort

Ibiza - Sbarcavano da voli low-cost a piccoli gruppi. Giovani, giovanissimi. L’appuntamento era per week-and da sballo. Tre interi giorni di divertimento duro e puro. Di quelli da disfarsi completamente. Ballare, ballare. Ballare. Per sciogliere tutto, per non ricordarsi più nulla, come una sbronza infinita. Le discoteche di riferimento sono tutte lì. Ibiza, il loro paradiso in terra. Pacha, Café del Mar, Eden, Es Paradìs, Amnesia. È la terra dove non si dorme mai, dove la musica suona a oltranza, oltre la notte, oltre l’alba, oltre tutto. C’è l’ecstasy: adrenalina sintetica che stordisce, che spegne fame, sonno. Stanchezza.

Ma ora basta. Ibiza chiude, cambia i giochi. Rimescola le carte e riscrive le regole. L’isola ne ha abbastanza di eccessi e turismo a basso costo. È la svolta. Parte l'era del turismo responsabile. Quello che rispetta l’ambiente, che rivaluta la natura, tutte gite in barca e ristorantini sulla spiaggia. La nuova immagine che Ibiza vuole offrire è ben altro rispetto a ragazze in bikini sculettanti sui tavolini dei bar. Tre anni fa l’isola aveva un hotel a cinque stelle, quest’anno ce ne sono sei. Ibiza, come ha scritto l’Indipendet, ha fame di turisti adulti, brama gente di classe, che ama calette e mare pulito, e che può spendere di più. «L’immagine di ragazzi sbronzi sulle spiagge che ballano fino all’alba è solo parte della verità. Ora vogliamo cambiare immagine» spiega Josefa Mari, responsabile del dipartimento del turismo dell’isola. La guerra agli eccessi a Ibiza era iniziata già lo scorso anno. I locali come Amnesia, Bora Bora e Dc-10 erano stati chiusi dopo varie retate antidroga e quest’anno sono già stati fissati i limiti per la chiusura. Niente più 24 ore non stop. «Ci sono molte persone che vengono sulla nostra isola per apprezzare le bellezze naturali, abbiamo un mare bellissimo, bisogna pubblicizzare questo aspetto per tempo dimenticato, sponsorizzare un turismo responsabile», continua Mari. Ma dietro questa voglia di Ibiza nuova, che chiede improvvisamente un turismo maturo sembra esserci anche una questione economica. «Siamo stati costretti a cambiare i parametri del nostro turismo, confessa Mari, i giorni in cui potevamo competere con le mete del turismo low-cost sono lontani». Erano gli anni ’80 quando sulle coste dell’isola sono comparsi i primi hotel a tre stelle. Economici e di massa. La Spagna era la meta economica per eccellenza con locali, baretti accessibili per tutte le tasche. Sono arrivati i giovani, sempre più giovani. La droga, i rave. Gli anni d’oro del Pacha negli anni ’90. La polizia lasciava correre, le retate possibilità remote, quella era l’isola della felicità, dell’irresponsabilità, della goduria sfacciata, senza freni morali. La stessa che raccontava Salvatores nel film Amnesia, dove tutto era permesso e dimenticato, dove l’autorità del padre capo della polizia beffeggiata a suon di pasticche ingoiate nei bagni delle discoteche.

Nel frattempo si sono affacciati sempre più prepotentemente Turchia, Grecia, Balcani, Tunisia, Egitto. I pacchetti tutto compreso hanno sbancato. Con 500 euro la vacanza è all-inclusive. Viaggio, vitto e alloggio e divertimento.

«La nostra disco cultura deve continuare a esistere, noi non la vogliamo negare», dice Joan Cerda responsabile dei servizi di collegamento tra le isole Baleari, «ma i locali devono chiudere tra le 4 e le 6 del mattino, non oltre. Serve per rispettare anche chi dalla vacanza vuole relax». «Su quest’isola hanno sempre convissuto diverse culture. Continuerà ad essere così».

Intanto i nuovi resort di lusso come il Santa Eulalia si preparano per la nuova stagione. Dépliant e foglietti illustrativi sono già stati stampati e distribuiti. Il rispolvero è iniziato: massaggi, fangoterapia e tanta musica in sottofondo. Soft però.