Ibra attacca: «Due colpi per vincere»

«Servono due giocatori». Zlatan Ibrahimovic fa il padrone a casa sua e alza la voce. Gli sono bastati un anno e uno scudetto per diventare uno dei punti di riferimento dello spogliatoio del Milan e ora indica la strada per continuare a vincere. Sorridente e loquace come raramente si è visto in Italia. «Abbiamo una squadra molto forte, sappiamo cosa dobbiamo fare per vincere in Europa - spiega Ibra prima dell’amichevole col Malmoe, la squadra dove è cresciuto -. Ma per essere competitivi ai massimi livelli avremmo bisogno di uno o due giocatori in più». Quindi a mister X aggiunge mister Y. Per puntare alla Champions League, perché in Italia i rossoneri restano un gradino sopra le altre squadre, visto che poi l’Inter sta per dire addio a Samuel Eto’o.
I nerazzurri, senza il camerunense, per Ibrahimovic perderebbero «tanta qualità, è uno dei migliori al mondo». Un’offerta quella dell’Anzhi da far girar la testa e allora meglio «che non arrivi niente. Come mi sento qui non mi sono mai sentito in un altro club e quindi dico che non accetterei. Voglio rimanere a lungo. Un conto però è parlare, poi bisogna vedere», ammette. Meglio non pensarci e godersi il Milan che gli ha ridato il sorriso e la possibilità di prendersi una grande rivincita sull’Inter, strappandole lo scudetto e battendola in tre derby, compreso quello di Supercoppa. «Volevo dimostrare di essere più forte - attacca Zlatan pensando alla sua ex squadra -. Quando sono arrivato un anno fa, c’era tanta pressione per vincere». E ora non vuole smettere confidando di essere al top. «Il calo in primavera? Ero stanco mentalmente», ma assicura che non succederà più. Allegri seduto al suo fianco sorride. «Con lui discutiamo, ma abbiamo un bel rapporto» spiega Zlatan pronto a giocare tutte le partite. Quello che vorrebbe anche Antonio Cassano. «Spero rimanga, ma se uno non è contento è difficile. È un grande e mi aiuta», l’assist dello svedese a Fantantonio.
Cassano ringrazia e si prende la scena davanti ai 24mila tifosi accorsi per Ibra, emozionato e autocritico nel suo vecchio stadio. Contro il Malmoe, invece, un ottimo primo tempo per l’azzurro: assist, passaggi no-look e anche un gol di testa per il momentaneo 1-0. E nel finale l’invenzione per il 2-2 (poi la vittoria del Milan ai rigori) di Kingsley Boateng, giovane solo omonimo di Prince. Un altro messaggio del fantasista in vista dell’esordio di campionato, quando probabilmente Pato e Robinho non saranno al meglio, appena rientrati dalle vacanze. Ma a quel punto potrebbe aver già salutato Milanello, per non rischiare di perdere la Nazionale. Cesare Prandelli, la cui linea è «convoco chi gioca nei club», è convinto che se resta in rossonero si ritaglia un ruolo da protagonista. Lui no, deve sentirsi al centro del progetto. Nonostante Allegri ieri abbia ribadito che lo considera un titolare e che «per me e la società è incedibile, deve scegliere lui». Perché, come insegna Ibra, è difficile restare dove non si è felici.