Ibra al Barcellona:«Nessuno come il Milan»

L'attaccante prepara la sfida di San Siro: «A Milano mi sono sentito a casa. In Spagna, io mi sono comportato da uomo». «Sarà una partita fantastica, loro i più forti del mondo. Peccato non aver giocato l'andata». Barça senza Iniesta

Tutti gli occhi di San Siro per Ibrahimovic e Guardiola. Mercoledì c'è Milan-Barcellona, ma non solo. Ibrahimovic ha trascorso una sola stagione al Camp Nou dopo aver lasciato l'Inter per 46 milioni di euro (più Samuel Eto'o) nel 2009. Ragione numero uno: mancanza di feeling. L'interessato conferma: «È importante stare bene nell'ambiente in cui giochi. Se sei felice diventa tutto più facile. L'umore fuori dal campo è legato a quello in campo e viceversa. Alla fine avevo qualche difficoltà a Barcellona, quindi era meglio andarsene. Mi sono comportato da uomo, abbiamo trovato una soluzione e sono partito».
Ibra ci ha fatto sapere tante cose scrivendolo sul suo libro. Ma ora racconta il resto: «Penso che il Milan sia il miglior club in cui abbia mai giocato. Mi sono sentito a casa fin dal primo giorno e tutti mi hanno accolto a braccia aperte. Milano è la mia seconda casa dopo Malmoe, dove sono nato e ho vissuto per molti anni. Alcuni pensavano che un trasferimento del genere fosse impossibile, ma io ero già passato dalla Juventus all'Inter e quello era stato un trasferimento anche più difficile».
Dopo il pareggio all'esordio contro il Milan, il Barcellona ha vinto tutte le altre partite del gruppo H staccando in anticipo la qualificazione agli ottavi. Anche il Milan si è qualificato, ma l'1-1 di tre settimane fa contro il Bate Borisov gli ha fatto perdere il primo posto. Ora il Barcellona ha due lunghezze di vantaggio. Verrà a San Siro senza Iniesta. Ma c'è altro in gioco, non solo un primo posto. «Penso che sia più una questione di prestigio - sottolinea Ibra -. È bello arrivare primi, ma a volte va bene anche arrivare secondi. Entrambi i risultati possono essere positivi o negativi. In Champions League incontrerai sempre una squadra forte e per vincere deve batterle tutte».
L'attaccante svedese del Milan è stato costretto a saltare l'andata al Camp Nou, finita 2-2, per un infortunio alla coscia. «Non vedevo l'ora di giocare quella partita - dice -. Mi stavo allenando molto, ma mi sono fatto male il giorno prima. Ero amareggiato, anche se giocare contro una ex squadra non è niente di personale. Naturalmente sarà una grande gara, ma alla fine sarà come tutte le altre. Non c'è bisogno di darle troppo peso». «Sarà una partita emozionante, fantastica. Giocheremo contro la squadra più forte del mondo, senza dubbio. Lo era anche quando me ne sono andato, e lo sapevo, ma è stato meglio per tutti. Visti i risultati di entrambe le squadre, è stata la soluzione migliore».
La Champions manca nella bacheca dello svedese: «Qualche anno fa era il mio obiettivo principale, ma se vuoi troppo qualcosa alla fine non la vinci mai». Ora punta a solo a vincere: «Vincere tutto quello che possiamo. Se ci riesco è bene, altrimenti non inciderà sulla mia carriera. Ho sempre cercato di diventare un giocatore completo e sono piuttosto soddisfatto. Se vinci non è perchè tu sei il numero uno, ma perchè lo è la tua squadra».