Ibra-Cavani come Van Basten-Maradona

Dice Mazzarri: «Tra Cavani e Ibra, mi tengo Cavani. So che nel tempo può diventare un grande del calcio mondiale». Non risponde Allegri ma è noto il suo giudizio in proposito: «Ibra sta disputando la migliore stagione della sua carriera». Intorno a questi due colossi del gol (33 gol in due, 20 per l’uruguagio e 13 per lo svedesone, due rigori a testa, più uno sbagliato ciascuno) si gioca stasera Milan-Napoli proprio come ai tempi di Maradona e Van Basten, dal sapore unico di una sfida assente da troppi anni per non risultare bentornata nel calcio italiano.
Cavani ha una fede religiosa da esibire in privato e una trasformazione calcistica da valorizzare in pubblico. Nessuno, prima di Mazzarri, lo utilizzò da prima punta. Persino il maestro Tabarez, al mondiale in Sudafrica, lo lasciò patire dietro Suarez, come a Palermo negli anni precedenti. Ibra no, per Ibra c’è solo una piccola striscia di astinenza che lo deprime e che magari lo rende nervoso, insofferente, persino stanco come confessa a Milanello. Ed è proprio per questo motivo che probabilmente Ibracadabra dispensa cicchetti a destra e a manca, a Seedorf e a Pato, a chiunque gli capiti intorno quando lui non riesce a far centro oppure sbatte contro due pali di fila, come contro la Lazio. Cavani invece non perde mai il controllo delle emozioni e neanche dei gesti. Sia quando, col Catania, sbava un rigore, sia quando sbatte, contro il Villarreal.
Cavani non ha al suo fianco Lavezzi, un partner fedele e decisivo, capace di preparargli le stoccate vincenti o anche le sponde più semplici. Deve accontentarsi di Mascara, appena arrivato da Catania, e chiedere a “marechiaro“ Hamsik di apparecchiargli assist al bacio. Ibra deve sorbirsi Pato che da Verona sembra in grande rimonta sullo smalto migliore mentre Cassano, la sua musa migliore, se ne sta in panchina a scaldarsi e ad attendere l’attimo propizio.
Cavani è uno che non si ferma mai, torna a dare una mano, se può si occupa anche di segnare le linee del campo con quella leggera corsa, capelli al vento, che lo trasformano in un cavallo di razza. Ibra è uno che piantona la sua area, si tira fuori dal mischione ed è pronto (11 assist fin qui) a scodellare palloni per i sodali che si lanciano all’assalto. Per una sera, non possono far finta di niente. Chi vince il duello decide anche una parte di scudetto.