Ibra e Mourinho: ecco cosa succederà nella prossima Inter

Il presidente è tornato dall’America abbastanza nero, ma non era abbronzato. Ha tagliato corto sugli argomenti, ha fatto capire che sono fatti suoi, stufo di dover ripetere le stesse cose, seccato dall’atteggiamento di certi procuratori e da alcune letture: «Stando là - e si riferiva all’America -, ho letto alcuni profili delle squadre e a quanto c’era scritto, sembra che il Bologna, 17° in classifica, stia meglio di noi». Detto mentre si aggiustava il bavero della giacca e voltava le spalle. Adesso qualcuno dirà che a Massimo Moratti scoccia essere paragonato al Bologna.
L’aria resta frizzante, anche se l’Inter ufficialmente nega e Dejan Stankovic certifica: «Mai visto un ambiente così rilassato e Ibrahimovic non l’ho mai visto così tranquillo». Dejan in genere sta molto attento a quello che dice perché è praticamente un miracolato, nel senso che a inizio stagione era nella lista dei cedibili marchiato come pupillo di Roberto Mancini. Piuttosto sta zitto. Ieri invece ai microfoni Mediaset era molto eccitato da questa corsa al quarto scudetto, più o meno come Maicon il giorno precedente. E ha detto anche dell’altro: «Non mi è mai successo di sentire così tanta pressione tutta addosso a una sola squadra. Questo non fa che compattarci ancora di più, la storia degli arbitri e degli aiutini è una barzelletta. Siamo sereni, Adriano e Ibrahimovic stanno bene, loro sono due punte complementari, si integrano e fanno la differenza».
Fatta la dovuta tara a Dejan Stankovic, a volte ci si chiede: se i primi in classifica sono così malmessi, chissà cosa sta succedendo agli inseguitori. Comunque la nuova Inter sta prendendo forma, a Moratti non piacciono certi procuratori ma ci deve fare i conti, Mino Raiola vorrebbe portare a casa qualche milioncino col rinnovo di Maxwell altrimenti lo porta al Milan, ma anche Frederic Guerra, procuratore di Mahamadou Diarra, spinge, paragona il suo maliano a De Rossi, Gerrard e Lampard e lo offre al presidente. In effetti quei tre non si muovono, il presidente, se il Real consente una trattativa, ci si butterebbe, ma Diarra era già stato segnalato da Roberto Mancini e a Mourinho si rizzano tuttora i peli quando sente pronunciare quel nome. Non è cattiveria, ma il disdicevole paragone col passato non aiuta a rilassarlo, lui continua a sognare Michael Kojo Essien, il ghanese del Chelsea, e pare che si informi quotidianamente sulle condizioni del suo ex giocatore, a volte con aggiornamenti in tempo reale dopo gli allenamenti. Non è solo sul nome del centrocampista che Moratti e Mourinho non sono perfettamente in linea, anche la scelta dell’attaccante è da decidere. Moratti si è impuntato su Sergio El Kun Aguero dell’Atletico di Madrid, Mourinho è ancora lì con Didier Drogba, più affidabile ma con qualche anno in più. Qui Moratti potrebbe essere più possibilista, l’argentino è una operazione che si aggira sui 60 mln di euro, l’ivoriano con meno della metà lascia Londra, poco amato a sentire gli ultimi rumors.
Il colloquio fra i due sarà inevitabile, Mourinho sa che oltre non può andare, due, tre acquisti, Moratti entro certi limiti non si tirerà indietro. Resta in sospeso la necessità di un trequartista, ieri il brasiliano Diego del Werder si è offerto, a fine stagione lascia la Bundesliga, ma il suo procuratore ha aperto troppi tavoli, il rischio è una gara al rialzo. Probabilità che Josè lasci prossime allo zero, probabilità che Ibra lasci prossime allo zero, capovolgere le percentuali per Cruz, Crespo e Figo, tre ingaggi pesantissimi. C’è un altro procuratore che sta stressando Moratti, è Gilmar Rinaldi che vorrebbe un ritocco per Adriano. Il brasiliano vuole rimanere, l’Inter gli ha proposto un ridimensionamento, tutto rimandato a fine stagione. C’è poi il mistero Vieira che sembrava in trattativa con il Psg, rifugio per non perdere il Sudafrica. Ma ieri è arrivata la botta del ct francese Domenech che non lo ha convocato per il match di qualificazione contro la Lituania.