Ibra e Trezeguet scatenati respingono l’assalto del Diavolo

Capello: «Spero che torni sereno dalla nazionale. E l’azzurro farà bene anche a Del Piero»

nostro inviato a Torino
Aggrappata alla vena dei soliti tre, nostra Signora del campionato non ha lasciato speranze ai sognatori e ha dato a tutti l’arrivederci alla prossima puntata: dopo la sosta e contro la Roma, sfida che tanto fa gola a chi crede che questo non sia un campionato pieno di squadre e di partite fasulle.
Tre gol per togliere a tutti qualche grillo dalla testa. Non sai mai che la Juve si addormenti un attimo... Niente da fare, è bastato un minuto e mezzo della ripresa per chiudere la partita e dimostrare che il gioco di squadra è una bella invenzione (vedi Livorno del primo tempo), però il talento dei singoli è il patrimonio che ti fa vincere (vedi Juve della ripresa). A cui va aggiunta la capacità di Capello nel cacciare fuori campo Camoranesi per la seconda partita consecutiva, poco dopo averlo messo in squadra. Se l’uno ha i nervi ha fior di pelle, l’altro ha i nervi saldi. Anche da questi particolari nascono le vittorie.
Ma, ormai si sa, questa è la Juve made in Capello, eppoi di quei tre. Del Piero che gioca un quarto d’ora, ma tanto gli basta per infilare il gol che gli fa raggiungere Bettega (178) nella classifica dei cannonieri bianconeri. Trezeguet killer che avvelena ogni sogno e ieri ha ancora chiuso i conti della partita.
E Ibrahimovic lo svedesone dai piedi d’oro e l’antipatia per il gol: ieri ha riempito gli occhi dei pochi allo stadio alternando delizie e strafalcioni. Ibra poteva segnare quattro gol, ne ha infilato uno solo con un gioco di prestigio: cross lungo di Thuram, aggancio al volo e pallonetto a mettere in croce Amelia.
Gol che vale il prezzo del biglietto, come quell’altro numero del primo tempo in cui il piè veloce ha fatto passare palla tra due difensori, eppoi ha calciato goffo e male, quando segnare sarebbe stata la cosa più facile di tutta l’azione. Ma così è Ibrahimovic, delizia e dannazione.
Però, se mettiamo insieme le reti dei tre magnifici (7 Trezeguet, 4 Del Piero, 2 Ibra), ne esce un conto (13 su 22) che dice quanto il trio abbia peso nelle sorti del suo campionato. E ieri c’è stata la prova pratica: Juve in difficoltà nel primo tempo, Livorno furbo a infilarsi sulla fascia sinistra juventina dove Nedved era grande solo in attacco e Chiellini piccolo piccolo nella fase difensiva. Lazetic e Lucarelli hanno perfino provato a sfruttare contropiede che poteva far male.
Ma è bastato il risveglio del talento e dei talentuosi per cambiare faccia alla partita e alla squadra. I gol non hanno fatto diluvio solo perchè Amelia è stato il miglior della sua difesa nell’opporre fierezza e bravura soprattutto a Ibrahimovic: tre grandi occasioni, tre deviazioni da autentico gattone. Invece Lucarelli ha trovato una sola occasione, respinta da un gran volo di Abbiati. Il resto sono stati errori o omissioni dell’arbitro al quale Capello ha insegnato qualcosa.
Davanti a una reazione di De Ascentis con Mutu, Brighi ha cacciato il giocatore del Livorno. Bene, pochi minuti dopo una reazione gratuita di Camoranesi (pallone addosso e calcio a Lucarelli che l’aveva toccato), è stata punita solo con un giallo. Mentre era tutto da espulsione. A quel punto Capello ha fatto l’arbitro, avendo pudore ha richiamato l’italo-argentino, entrato da appena 23 minuti. Stessa scena vista mercoledì in Champions. Qualcosa non va nei nervi di Camoranesi, ma anche nella affidabilità dell’arbitro. Peggiore in campo insieme all’altoparlante dello stadio di Torino che, al momento del minuto di silenzio in onore di Ferruccio Valcareggi, ha continuato a diffondere a tutto volume le note dell’inno juventino per almeno venti secondi. Desolante!