Ibra ha già il primo trofeo È l’armadietto di Eto’o

GUARDIOLA «È un tecnico eccezionale: prima di ogni partita ti insegna qualcosa. La città? Non esco molto...»

BarcellonaC'era bisogno di un armadietto, quello di Eto'o negli spogliatoi del Barça, e di una casa, proprio vicino al campo dove si allenano i ragazzi di Pep Guardiola, ma adesso Zlatan Ibrahimovic si sente già a suo agio a Barcellona. Nella città dove la nebbia autunnale non si sa cosa sia, i tifosi blaugrana già coccolano l'ex nerazzurro che ha così iniziato una vita nuova dopo il lungo soggiorno italiano e, addirittura, pronuncia le sua prime parole in catalano.
Ma dietro la decisione di iniziare a giocare con il Barça, sembra che ci sia anche la voglia di ricominciare in un posto nuovo. Lasciare Milano per Barcellona è stata «una delle cose che mi hanno spinto a firmare per il Barça, perché ho pensato che con la famiglia sarei potuto stare ancora meglio», ha confessato recentemente Ibra al quotidiano svedese Sydsvenskan.
Una città, quella del grande Barça, che sta «iniziando a conoscere solo adesso»; anche se finora l'approccio con la capitale catalana sembra essere stato morbido per Ibra, soprattutto da quando l'attaccante ha lasciato l'hotel per traslocare nella sua nuova casa di Sant Just Desvern, poco fuori Barcellona. La località residenziale, ai piedi delle collinette che circondano la città, ha, tra tutti, un vantaggio fondamentale: confina con Sant Joan Despi, dove i giocatori del Barça si allenano quasi ogni giorno.
E appena libero dagli allenamenti, Ibra si ritira proprio nella nuova casa con la sua compagna Helena Seger ed i figli. «Passo il tempo con loro - racconta l'attaccante -, gioco con i bambini, andiamo allo zoo, all'aquarium, o ci vediamo dei film. A volte mi riposo o mi rilasso con i videogiochi». A Sant Just il fuoriclasse sembra aver trovato la pace, anche perché lui stesso ammette che non esce molto se non per allenarsi. «Non conosco ancora Barcellona, non sono una persona a cui piace uscire troppo di casa. Poi devo riposare molto, il calendario prevede molte partite».
Dall'Italia Ibra è arrivato con una valigia piena di ricordi e una lingua, l'italiano, così diversa dalla sua, ma «così simile allo spagnolo», che lo sta aiutando ad integrarsi nella città e nella squadra. Ora però l'ex attaccante neroazzurro ha deciso di iscriversi anche ad un corso e muovere i suoi primi passi in catalano perché, sottolinea, «i giocatori di qui lo parlano tra di loro».
Anche negli spogliatoi le cose sembrano essere andate lisce. «Mi hanno dato il benvenuto a braccia aperte, tanto il mister come i compagni mi aiutano ogni giorno ad integrarmi», ha spiegato, tessendo le lodi del suo nuovo tecnico: «Un allenatore molto attivo che prepara sempre molto bene le partite, vuole stimolare la squadra e apporta sempre qualcosa di nuovo».
Secondo il Correo Basco, lo svedese avrebbe già anche il suo “clan” all'interno degli spogliatoi del Camp Nou. Tra il gruppo dei francofoni (Yaya Tourè, Abidal e Henry) quello dei catalani (Piqué, Puyol, Xavi e compagnia) e quello dei latinoamericani, lo svedese farebbe più combriccola con quest'ultimo, dove militano personaggi come Messi o Dani Álves. In questo miscuglio di lingue e caratteri Ibra, da buon svedese, sembra essere dei meno festaioli e, soddisfatto, guarda la sua ultima conquista: l'armadietto del suo predecessore Eto'o. Chissà se l'ex blaugrana ha fatto lo stesso all'Inter...
Ma è nel gioco della squadra che lo svedese si sente più integrato e soddisfatto. «Il Barça sta producendo adesso il calcio che nel mondo si giocherà nel 2015 o 2020: qui la cosa più importante è lo spettacolo». A dargli manforte, Ibra ha poi un compagno d'eccezione, la “pulce” Messi, con cui il nuovo arrivato ha un «feeling speciale» che gli consente di creare istintivamente giocate «senza mai averle provate in allenamento». Anche se domani sera lo svedese potrebbe ritrovarsi senza il partner argentino, messo in dubbio da un infortunio alla coscia subito sabato sera a Bilbao.
Intanto, se dovesse fare un confronto tra Italia e Spagna, Ibra si supererebbe in diplomazia: «Non è vero che adesso sono più felice di quando stavo in Italia, semplicemente non ho mai smesso di essere me stesso dal giorno in cui ho iniziato a giocare a calcio».
Che dire? l'unico dubbio serio su Barcellona sembra metterlo il suo agente Mino Raiola che, pochi giorni fa, ha detto di non escludere un ritorno in Italia di Ibra. «Con Zlatan, ha spiegato, non si può escludere niente. Lui è un ragazzo onesto, ha sempre detto che non gioca in un club per tutta la sua carriera». Nonostante il buon inizio quindi, anche la luna di miele con Barcellona potrebbe non durare per sempre. Ma sembra ancora troppo presto per sapere se il Milano-Barcellona comprato da Ibra sia andata e ritorno.