Ibra, l’incedibile di Berlusconi «Nemmeno per i milioni russi»

Il buffetto all’Inter è arrivato. Solo una battuta, ma quel pizzico di pepe che non guasta. E spinge alla domanda evergreen, mai risolta e mai risolvibile: cedere o non cedere? Questo è il problema. La battuta è di Berlusconi, in questo caso nella veste di padre e padrone del Milan. Una carezza ad Ibrahimovic, che farà venire nuovamente il nervoso a Moratti. «Non so se sia il più forte del mondo, ma non lo cambierei con nessuno. Se fossero venuti i russi e mi avessero offerto 30 milioni per Ibra, avrei rifiutato». Niente male nel giorno in cui l’Inter va a chiudere la cessione di Eto’o che, fra tutti i suoi, pareva davvero l’unico da non cedere, prima ancora che incedibile. E in tal modo Berlusconi ha sventolato davanti al naso nerazzurro due errori: l’aver ceduto Ibrahimovic («un buon affare», ha ricordato di recente Moratti) e l’aver mollato Eto’o ai russi per quella trentina di milioni. Un giocatore indispensabile non si molla, anche se il Milan ha ancora nel cuore il ricordo di Kakà. «Quando è andato via ci siamo detti che sarebbe stato bello se fosse tornato a fine carriera», ha ricordato il presidente rossonero.
Eppure Ricardino se ne andò per concedere alla cassa rossonera un bel pacco di milioni. Oguno fa i conti con la cassa sua. Così come la Juve quando cedette Vialli, Baggio, Vieri o Zidane e tanti parlarono di azzardo assoluto. O peggio, quando fu costretta a lasciar partire Ibrahimovic, che già voleva andarsene, proprio nel momento in cui lo svedese stava arrotondando la sua bravura da match winner in campionato. Anche l’Inter rischiò l’azzardo lasciando partire Ronaldo per dare ragione a Hector Cuper: non era più quello vero, dice la storia. Piuttosto Moratti commise un clamoroso errore con un altro Ronaldo, che di nome fa Cristiano. «Di Ronaldo ce n’è uno solo», sentenziò lasciando perdere l’affare. Fu un problema di miopia. Forse abbagliato da Recoba.
Invece la politica del Milan è sempre stata più attenta alla salvaguardia dei suoi campioni, a costo di esagerare nella protezione. I casi di Gullit e Shevchenko hanno avuto altre origini. Ma, seguendo le parole di Berlusconi, quanti sono oggi i giocatori da non cedere neppure per tutto l’oro russo? Pochi, pochissimi. Nel Milan andrebbe aggiunto Thiago Silva, uno dei tre migliori stopper al mondo. Banale dire Messi, anche se il Barcellona è famoso per essersi disfatto sempre in anticipo di tutti i suoi grandi campioni: Luis Suarez, Maradona, Romario, Figo, Rivaldo, Ronaldo, Eto’o, Ibrahimovic. Una bella sfilza di palloni d’oro. Eppure oggi nessuno se ne ricorda più e siamo incantati dalla Pulce che vale 250 milioni (clausola rescissoria), irraggiungibile per sceicchi di qualunque latitudine. Vien da ridere al pensare che anche Ozil, il tedeschino del Real Madrid, è stato blindato con egual clausola, che nessuno penserà mai di pagare. Ma non va dimenticato Iniesta, uno dei più spettacolari e decisivi giocatori universali del calcio moderno. Valore dichiarato 75 milioni. Irraggiungibile. Oppure l’indistruttibile Piquet (50 milioni bastano?).
Eppoi chi altro? Wayne Rooney sarebbe assolutamente raggiungibile, avendo una clausola di vendita pari a 35 milioni, ma Ferguson la pensa come Berlusconi: non sarà il migliore del mondo, ma guai a toccarglielo. Cristiano Ronaldo, secondo i racconti dei quotidiani spagnoli, invece ha una clausola rescissoria di un miliardo di euro, intoccabile a prescindere da qualunque idea sul valore, altrettanto indiscutibile. Visto il costo di mercato, anche Mancini ha il suo intoccabile: leggi Aguero. Poi ci sarebbe Tevez (50 milioni) ma qui è solo un problema di mancanza di acquirenti. Altrimenti l’argentino sarebbe già stato spedito.
E perchè non credere a De Laurentiis, il loquace presidente del Napoli che ha risposto al Milan quel che il suo presidente pensa su Ibra. Volete Hamsik? Datemi 100 milioni di euro. Sì, insomma, spiegato in modo più commerciale, e meno romantico di Berlusconi, ma il punto di partenza è identico.
Dunque, alla fine, la domanda non cambia: cedere o non cedere? Forse basterebbe seguire la via del Manchester United, che si è fatto sponsorizzare le magliette d’allenamento per 46 milioni di euro. Più di quanto le nostre squadre incassino per le maglie da gioco.