Ibra-Nesta: tris di testate È ancora grande festa per il Milan all’Olimpico

La svolta dei rossoneri arriva sul campo dello scudetto 2011

Adesso è ufficiale: il Milan è tornato. È tornato innanzitutto in cima alla classifica, per qualche ora, d’accordo ma si tratta di una strepitosa rimonta visto che solo quattro turni prima arrancava al tredicesimo posto. È tornato a vincere al cospetto della Roma dopo oltre sei anni ed è un vero e proprio squillo di tromba della razza padrona del precedente campionato. E infatti dove cinque mesi prima vinse ufficialmente lo scudetto numero 18, il Milan è riuscito a riscrivere la propria candidatura al titolo, cogliendo come buona nuova anche la caduta del Napoli a Catania.

Per tornare il Milan ha avuto bisogno dei suoi uomini simboli della stagione tricolore: Ibrahimovic, naturalmente, che ha ripreso a marciare nel tabellino dei marcatori, poi Abbiati, il centravanti e il portiere, la vecchia decisiva cerniera di una squadra che ha voglia di tornare grande. Di testa i tre gol di ieri sera del Milan: ecco un’altra curiosità aggiunta alle tripeltte precedenti di Boateng e di Nocerino. Per Ibrahimovic non è certo una sorpresa. Appena gli hanno scodellato nel mezzo dell’area un paio di palloni teleguidati, ha apparecchiato un paio di frustate che hanno lasciato il segno sulla schiena di Stekelenburg. In fila indiana, dietro i due decisivi eversori, sono da segnalare un paio di ex romanisti che oggi farebbero la felicità di Luis Enrique: Aquilani e Cassano.

Il centrocampista è stato tra i più continui e utili, ha assimilato schemi e meccanismi, ha raffinato l’intesa e appena ha visto Ibra muoversi gli ha messo sulla testa due assist splendidi. Per il barese forse è il caso di aggiungere un’altra qualità: anche quando può arrivare dalla panchina è in grado di “spaccare” la partita. Dicono che il segreto è uno solo: è in pace con se stesso e con il suo presente rossonero. Può darsi. Di sicuro, nella comparazione con Robinho, il pibe di Bari ne è uscito ancora alla grande. Ha ragione Allegri: mai visto un Cassano così.
È tornato il Milan d’accordo, è riuscito a vincere uno scontro diretto (dopo averne persi due con Napoli e Juventus) ma è rimasto un difetto recente: quello di incassare troppi gol. Altri due anche ieri all’Olimpico, il primo su calcio piazzato, il secondo dopo l’ennesimo prodigio di Abbiati. Nella sera in cui Ibrahimovic e Nesta hanno scaldato il cuore di Galliani e dei tanti tifosi, possono anche passare inosservati.

E invece è il segno che ci sono congegni da rivedere o da perfezionare anche perché il portiere è tornato ai livelli di uno scudetto fa. Senza il contributo decisivo di Abbiati, nella seconda parte della ripresa, la trincea rossonera avrebbe ceduto quasi di schianto. Il portiere ha avuto un merito enorme nel fermare in serie gli artigli di Osvaldo, Bojan e Pizarro prima di cedere solo alla rasoiata di Lamela. È stato allora che si è visto e in qualche caso anche ammirato il vecchio Milan di Allegri, cinico e spietato, capace di colpire al cuore il rivale nel momento del suo maggiore sforzo.

Così è accaduto con Ibrahimovic, grazie alla genialata di Cassano e al servizio preciso al centimetro di Aquilani. La Roma, alla quarta sconfitta, è troppo in ritardo rispetto al Milan e anche alle modeste aspettative di queste settimane. I suoi limiti riguardano la fase offensiva: troppo teneri Borini, Bojan, Lamela e Osvaldo utilizzati in sequenza, per scalfire il muro di Abbiati. La fragilità della difesa non è una novità: Juan ha concesso spazio vitale a Ibrahimovic. troppi i rischi corsi nel finale quando l’arrivo di Cassano ha aperto al contropiede milanista valichi inattesi.