Ibra, Pato, Dinho? L’orgoglio del Milan è Fenomeno Inzaghi

Entra e segna in 10 minuti la doppietta che vale il ribaltone Zlatan uomo assist. Ma il Real si salva col jolly di Mourinho

Milano - Difficile spiegare Milan-Real agli spagnoli. Basta una parola sola: Pippo Inzaghi. È lui il vero satanasso, temuto da Mourinho, è lui che in dieci minuti rivolta come un calzino il Real padrone del campo, del gioco e anche del risultato, oltre che della qualificazione, fino a quel punto. Non ha bisogno di scaldarsi e nemmeno di chissà quali imprese balistiche: gli bastano una papera di Casillas per raggiungere l'1 a 1 e più tardi una disattenzione di Cavalho per raggiungere il 2 a 1 (sul filo del fuorigioco) che fa ribollire San Siro e sospinge i berlusconiani verso un clamoroso successo. Quei due petardi, esplosi nella notte, rappresentano anche uno storico traguardo per quel fuoriclasse del gol che da troppe settimane sopporta la panchina come una specie di supplizio: scavalcato finalmente Gerd Muller nella classifica di tutti i tempi, adesso il duello è con Raul nel frattempo passato in Germania.

Difficile spiegare ai milanisti, ormai col cuore nello zucchero, la zampata finale del 2 a 2 firmata da Pedro Leon, appena arrivato anche lui dalla panchina a rimettere in sesto il risultato e ad artigliare la qualificazione, già in tasca a questo punto con 10 punti nel girone. Basta forse anche qui, come nel primo caso, una sola parola: Mourinho. Già perché è lui, l'altro apprendista stregone, a suggerire il ruggito finale dei madridisti nell'ultimo tratto di sfida e ad acciuffare un pareggio prezioso come un miraggio nel deserto. Cambiando un difensore, Pepe, per Pedro, un attaccante, dimostra alla squadra e al mondo intero che non ci sta a perdere. Peccato che trovi lungo la strada della rimonta anche la solita diserzione di Seedorf, entrato fresco e perciò con tutte le forze a disposizione, ma non in grado di opporsi alla triangolazione che si svolge sotto i suoi occhi senza che faccia un passo, che muova un muscolo.

Il 2 a 2 finale è una piccola beffa per il Milan, a quel punto saldamente al comando, ma ristabilisce una sorta di cosmica giustizia per la dimostrazione di calcio e di superiorità collettiva fornita dal Real nel primo tempo. E solo nel primo tempo, va detto. Grazie anche all'errore di Allegri, sceso con Ronaldinho che di questi tempi e con questi ritmi, è un peso per chiunque figurarsi per una squadra come il Milan che ha nell'età e nel dinamismo il suo tallone d'Achille. Il Real comanda a piacimento la sfida, la domina eppure deve arrivare a qualche secondo prima dell'intervallo per raggiungere il vantaggio (con Higuain). Prima di allora, il Milan, nel suo piccolo spreca risorse incredibili con Ibrahimovic, due volte spedito davanti a Casillas per prendersi la rivincita rispetto agli errori commessi contro la Juve. E invece lo svedesone stecca ancora una volta la grande prova, mostrando qualche segnale di nervosismo che non è proprio il modo giusto d'aiutare la squadra. Il Milan rimane sotto il pelo dell'acqua grazie al sacrificio di molti suoi senatori e anche della difesa che resiste ai numeri e ai triangoli del Real oltre che alle provocazioni di Cristiano. Già, il portoghese non trova il gol cercato con troppo zelo, e in una occasione cerca anche di indurre in errore l'arbitro inglese (da sei la sua prova) facendo finta d'aver ricevuto un colpo proibito dal povero Abate. Che invece in fondo alla serata si guadagna la sufficienza oltre che una stretta di mano. Pirlo, Gattuso, Abbiati, Nesta, Thiago tengono botta negli snodi più complicati per poi affidarsi alle magie di SuperPippo. Bisognerebbe fargli un monumento da qualche parte, magari anche in piazza Affari al posto del famoso dito. Da ieri sera ne ha diritto.