Ibra scatena la guerra di Spagna

«Te la fai sotto davanti a Mou». Travolge la Spagna la frase che Ibrahimovic appioppò a Guardiola nel momento della rottura definitiva di un rapporto che non sbocciò mai. A Madrid se la ridono di gusto, a Barcellona la rabbia trasuda da tutti i pori. Tiene banco l’anticipazione dell’autobiografia «Io Zlatan» e Carles Vilarrubì, dirigente della società catalana, butta benzina sul fuoco: «Ibrahimovic minacciò di picchiare Guardiola davanti alla stampa». E i tifosi dei campioni d’Europa si sfogano nei forum. Dalle minacce «prova a toccare Pep e te la vedrai con tutti i tifosi» al «Sei solo un pagliaccio», ma c’è anche chi gli consiglia «lo psichiatra». Mentre nei siti vicini al popolo del blancos lo slogan «bomba» campeggia nelle home page accompagnato da ironie variopinte. E meno male che il 23 novembre si gioca a San Siro e non al Camp Nou, altrimenti sarebbe stato il minimo aspettarsi una testa di maiale in campo, come fu per Figo, quando tornò a Barcellona con la maglia del Real.
Ibra sarebbe arrivato a questa forzatura clamorosa per convincere il Barça a lasciarlo andare al Milan. E fu spalleggiato dall’agente Mino Raiola, che sempre secondo Vilarrubì avrebbe assicurato: «Lo farà, lo farà». Il tutto abbinato al tanto sbandierato accordo già raggiunto con il Real Madrid di Mou. A quel punto dalle parti del Camp Nou preferirono svendere lo svedese, con una minusvalenza record.
E gli ex compagni, anche loro tirati in ballo da Zlatan «scolaretti pronti sempre a obbedire», abbozzano. Leo Messi, anche perché indicato da Zlatan come la causa scatenante della guerra con l’allenatore, si è affrettato a dire che lui era in buoni rapporti, aggiungendo che anche i compagni con lui si sono trovati bene. A difesa del gruppo. Ieri è toccato a Victor Valdes che ha liquidato le parole di Ibra come «pataleta». E ribadendo che a lui «hanno insegnato che bisogna avere sempre il massimo rispetto per l’allenatore».
Oggi, vigilia della sfida di Liga con l’Athletic Bilbao, toccherà al diretto interessato rispondere alle inevitabili domande sul caso del giorno. Guardiola subito dopo l’addio preferì lasciare cadere nel vuoto l’ironia di Ibrahimovic che lo bollò come il «filosofo». A settembre lo svedese non tornò da avversario al Camp Nou per un infortunio dell’ultima ora, ma il tecnico si limitò a un «non credo alle cose che mi vengono riportate». Adesso è tutto nero su bianco: dall’ironico «Mourinho illumina la stanza dove entra, Guardiola chiude le persiane» allo scurrile «Sei senza coglioni. Ti caghi addosso davanti a Mourinho, non vali un cazzo rispetto a lui. Vaffanculo». Nel perfetto stile da gentleman che lo contraddistingue non è difficile immaginare che oggi Pep reagisca con la stessa calma con cui raccolse la latta scalciata rabbiosamente da Ibra durante il litigio finale. A suo modo una lezione. Anche perché non avrà sfruttato la Ferrari che aveva a disposizione, altra accusa di Ibra, ma non poteva fare altro con in squadra Messi una pulce, ma volante. Via Zlatan e con Mou alla guida del Real, il Barça ha conquistato tutto. Filosofo, ma vincente questo Guardiola.