Ibra è lo specchio della Signora con i nervi tesi

Squadra blindata in attesa dell’Arsenal. Moggi: «Nessuna multa allo svedese, cose che capitano». Nedved: «Pronti per la battaglia»

Tony Damascelli

In attesa dello psicologo basterebbe rileggere Ennio Flaiano: «La situazione è grave ma non è seria». Questo è il problema che assilla la Juventus. Non ne azzecca più una in campionato (due pareggi consecutivi) e in Champions (la batosta di Londra), eppure c’è ancora la speranziella di fare il colpo mercoledì sera contro l’Arsenal. Lo dicono in molti, lo pensano in pochi, mai dire mai nel football, visto anche come la stessa Juventus è arrivata a giocare questi quarti di finale.
Ma non è soltanto un problema di cifre, cioè di recuperare lo 0-2 dell’andata. Invece è un problema di testa e di gambe, di lingua e di cuore. La Juventus non corre, dopo mezzora di partita finisce puntualmente il carburante e anche l’eventuale riserva. Nonostante ciò Capello si ostina, con la cocciutaggine che gli appartiene da sempre, a confermare gli stessi uomini, come è capitato a Treviso con Zambrotta o Emerson. E qualcuno dovrà tirare di conto anche sulla preparazione fisica della squadra, anche perché in passato Ventrone venne messo sotto processo proprio per le tabelle di allenamento.
Poi c’è il problema della lingua e dei nervi. Camoranesi è saltato in aria a Londra così come gli era capitato prima ma almeno ha immediatamente reagito a Treviso, finendo non tra i peggiori. Di Zebina meglio non aggiungere al poco che lo stesso francese ha offerto finora, non dimenticando però che il calciatore ha avuto la presunzione di chiedere un aumento di salario. Quindi c’è il caso Ibrahimovic, il quale incomincia a fare i capricci, come un bambino viziato. Non sta bene, non sta nemmeno malissimo ma complica qualsiasi cosa debba combinare in campo, da uno stop del pallone a un passaggio ai compagni; ha anche frenato certe reazioni contro gli avversari (gli erano costate squalifiche e l’etichetta di calciatore maligno e provocatore) ma adesso si è messo a litigare con l’allenatore e il team manager Secco. Ibrahimovic ha cercato di spiegare la propria reazione alla sostituzione con Zalayeta, Secco ha provato a ridimensionare il caso, Capello ha ribadito che se qualcuno lo stuzzica, lui replica a gamba tesa (Simone, Savicevic, Panucci, Cassano, Montella, il repertorio è lungo, così a memoria), trascurando le esigenze della squadra e le eventuali ragioni di stile di chi lo paga. Ma Luciano Moggi sdrammatizza: «Ibra non sarà multato. Si è solo arrabbiato per essere stato sostituito, cose che rientrano nella normalità. Comunque il clima del dopo Treviso è buono, la squadra sta bene e siamo consapevoli della nostra forza. E mercoledì cib l’Arsenal sarà tutta un’altra cosa».
In questo momento la Juventus non può permettersi nessun lusso: recupererà Nedved, oggi Del Piero (ecografia) saprà se potrà almeno sedersi in panchina. Vieira è squalificato e al suo posto giocherà Giannichedda. Ieri Nedved ha suonato la carica: «Noi non ci arrendiamo, se l’Arsenal vuole passare se la deve sudare. Noi saremo lì, duri e pronti. Sicuri di non poter sbagliare niente». La Juventus ha bisogno di gente fresca, con minore censo e spocchia; se ritiene di avere qualche probabilità di ribaltare il risultato dell’andata dovrà buttare la partita di mercoledì sulla corsa, sulla battaglia, sull’orgoglio, sulla rabbia, insomma su quelle caratteristiche che la squadra stessa ha smarrito anche per le proprie critiche condizioni fisiche. Ieri alla Sisport, per l’allenamento, si sono fatti vivi Moggi e Bettega, segnale che la società ha capito che è opportuno tenere sotto controllo un gruppo che tende a slabbrarsi. Nedved ha cercato di spiegare il nervosismo con il cattivo risultato di Londra. Non basta.
La Juventus è stanca per responsabilità precise, dunque deve saper amministrare e non continuare a spingere come se nulla sia accaduto. E chi sostiene che in Champions non si possano e non si debbano rischiare calciatori senza esperienza si può rispondere semplicemente consultando organico e formazioni schierate dalle nostre avversarie, dallo stesso Arsenal, con Ebouè e Flamini che non hanno un curriculm internazionale particolare ma hanno la fame del povero e dunque le gambe per correre.
Un altro stimolo per la Juve potrebbe essere rappresentato dall’infortunio di Fabregas. Ma è un dettaglio di margine per una squadra che sta per andare a vincere il 29° scudetto e aveva nella testa, innanzitutto, la Champions. Il futuro degli attuali dirigenti bianconeri è stato definito, per il momento (ma ci saranno poi sicure variazioni perché la proprietà ha idee diverse su almeno due ruoli). Il futuro della squadra, invece, resta da definire, in Europa e sul mercato interno. Qualcuno l’ha già definita la seconda repubblica juventina. Ma molto è nelle mani dell’Arsenal che sogna di ripetere il cammino percorso 12 mesi fa dal Liverpool. La sera di mercoledì sarà la più lunga di tutto l’anno.