Ibra super anche in Champions Poi l’Inter perde la testa

Psv liquidato con una doppietta dello svedese. Ma prima Chivu e poi Suazo si fanno espellere a risultato acquisito. Nerazzurri decimati nella trasferta di Mosca

Milano - Eccovi serviti. Volevate il gol di Ibra in Europa? Dubitavate del suo sense of Champions (league)? Non uno, ma due gol per convincere tutti e magari se stesso. Due gol per rimettere l’Inter in linea di volo. Ieri Ibra s’era portato dietro il portafortuna, ma nessun lo sapeva. O forse lo sapeva solo lui. Aveva segnato due gol in Europa alla presenza di Ronald Koeman, quando tutti e due erano made in Ajax. C’è riuscito anche stavolta che il Ronaldone olandese stava sulla panchina opposta. Palloni d’oro, che fanno tutt’uno con le sue aspirazioni e con quelle di questa rinfrancata Inter sempre un po’ eccessiva: due espulsi. Troppi e inutili.

Uomini contati, ma l’emergenza fa bene. San Siro ieri sera non ha creduto più di tanto alle delizie nerazzurre. Si parla tanto d’Europa, di Champions sogno nel cassetto e sogno proibito, ma poi il pubblico se la prende comoda. Contato lui, più dei giocatori. Forse un po’ troppo, visti i vuoti in tribuna. Ronald Koeman, che invece stava in panca, avrà a sua volta pensato che Mancini ha imparato bene le sue lezioni. L’Inter ha giocato subito concentrata (questa la lieta novella). Il Psv non ha avuto tempo per ambientarsi. Dopo 30 secondi Chivu ha provato la spalla: intervento da duro e senza paura. Tutto ok. Segnale per avversari e gente sua. Dopo un minuto Crespo si è visto a terra in area: poteva starci un rigore.

L’Inter non aveva Dacourt, lasciato in tribuna proprio 10 minuti prima dell’inizio. Solari non ha fatto la parte dello sperdutello, anche se il suo andar lungo la fascia ora è molto meno entusiasmante rispetto all’anno scorso: come si trattasse del fratello più scarso. Figo si assesta dietro le punte: sbaglia un passaggio, poi ci prende con un altro. Solita storia, ma quando c’è il lieto fine (e ieri c’è stato) van bene anche i suoi guizzi d’autore e i suoi vuoti di vecchiaia. Inter concreta, determinata, pronta perfino al contropiede. In tutto questo ha fatto la sua parte il Psv, ed anche Koeman che così l’ha addestrato. Ibra, in Champions, ha segnato l’unica sua doppietta con l’Ajax contro il Lione (settembre 2002) stesso girone dell’Inter che, nel frattempo, pareggiava a Rosenborg. E guarda caso sulla panca degli olandesi ci stava proprio il Ronaldone olandese che, a quei tempi, istigava Ibra ad essere determinato al gol tanto in coppa quanto in campionato, dove ci prendeva a fatica. Ora che la situazione si è rovesciata, c’è voluta la sua presenza per restituire allo svedese anche il luccichio dei gol europei.

Serata da incorniciare: dapprima Ibra si è procurato un rigore (strattonato da Kromkamp al limite d’area) che non ha sbagliato. E così si è strappato di dosso la maledizione di coppa. Mancini e Moratti, alla vigilia, si erano impegnati in una sorta di danza della pioggia del gol. E sono stati accontentati. Lui, Ibra, poi è diventato disinibito. E si è visto quando è andato a pescare un cross di Figo, che poteva essere casuale ed è, invece, diventato letale: la testolona di Ibra ha incocciato la palla e Gomes, portiere che para bene solo contro il Milan, si è fatto pescare pollo e fuori posizione. Deliziosa palombella, che vale il piatto del buon ricordo.

A quel punto partita decisa e Inter più tranquilla. Il resto sono state idee per il futuro: Chivu che ha giocato gran bene, ma poi è caduto nell’ennesima stupidaggine facendosi espellere per doppia ammonizione. Alla prossima partita ci sarà anche Cordoba, ma l’Inter dovrà sempre stare con il cuore in gola. Eppoi lo show di Suazo, nel bene e nel male. Bene quando scatta e nessun lo prende. Male quando non calibra il tiro e spreca occasioni. Malissimo con quella gomitata finale (con qualche dubbio sulla volontarietà) per liberarsi di Salcido ed espulsione a partita conclusa. Finale tutto da dimenticare, anche con uno sputo di Alcides a Stankovic, ma se all’Inter volassero multe più salate? Sarebbe ora.