Ibra-Trezegol, i cannonieri della grande sfida Juve-Inter 

Domenica torna il derby d'Italia. Il ct Donadoni: "Così bravi e così diversi: il francese leader silenzioso, lo svedese più appariscente"

Trezegol o Ibrashow? Chi scegliere? C’è da grattarsi la crapa. Dovunque siano, con chiunque giochino, son quelli che fanno sognare. Grazie e arrivederci? Macchè, ora c’è il bello della diretta, domenica sera ci riportano a Juve-Inter. Disse Gianni Brera: il derby d’Italia. E da allora fu. Direbbe Ronaldo: la fregatura più grande della mia vita. E da allora fu show di Moggi. Che oggi non c’è. Ed invece ci sono loro: Treze e Ibra, quelli che fanno gol, spalla a spalla nella classifica cannonieri, se il francese non avesse esagerato con l’Empoli. Domenica sarà festa loro, festa con loro, festa per loro.

Forse. E sempre ci domanderemo: ma chi è più bravo? Parola all’esperto. Roberto Donadoni è ct nostro ed anche uno che, con quel genere di attaccanti, ci sapeva fare: pennellava palloni e loro segnavano.

Ed allora avanti: signor ct ci faccia l’anatomia di due centravanti così stranieri ma così italiani.
«Direi così bravi e così diversi».

Come? Dove?
«Trezeguet ti viene incontro, fa movimento, sponda, poche giocate personali, ma tanta freddezza. Ibra si diverte con la palla al piede, ama il dribbling, salta di più l’avversario».

E la struttura fisica?
«Ibra è più potente. L’altro più longilineo, ama meno il contatto fisico, ma per la stoccata c’è sempre».

Segnano tanto, Trezeguet di più...
«Forse, numericamente parlando, le cose stanno così. Ma Ibrahimovic è anche un grande assist man, ti spinge al gol con un passaggio: va messo nel conto».

Trezeguet ha più l’istinto del goleador?
«È bravissimo nel giocare di prima intenzione. Mi piace perchè, ancor prima di ricevere la palla, sa già dove metterla».

Se lei fosse ancora calciatore, con chi si troverebbe meglio?
«Per il tipo di gioco, mi sarei abbinato con Trezeguet: andavo molto sul fondo e il francese sfrutta bene i traversoni. Però, con Ibra, puoi fraseggiare stretto: non fatichi proprio a capirti».

I due hanno giocato insieme nella Juve, ma stanno meglio accoppiati o «scoppiati»?
«Quando sono bravi, non c’è problema. Possono coesistere. Vero, però, che entrambi possono completarsi con giocatori di altre caratteristiche».

Il più leader?
«Forse gli atteggiamenti di Ibra colpiscono più l’occhio dello spettatore. Da ex calciatore, vado un po’ a naso: credo che Trezeguet sia uno di quelli che traina per quello che fa. Mi ricorda Franco Baresi: non era appariscente, parlava poco, ma con l’esempio trascinava tutti».

Hanno due piedoni: 44 di scarpa per Trezeguet, 47 per Ibra...
«Non parliamo di gente da un metro e settanta. Sono entrambi dal metro e 90 in su, proporzionati. Certo, vedere come tocca la palla Ibra, con il 47 di scarpa... Dimostra che il talento è naturale, il piede grande non fa danni e non è sinonimo di ruvidezza».

La qualità top di ciascuno dei due?
«Trezeguet intuisce di più l’azione, in area sa leggerla come pochi. Ibra ha grande capacità tecnica».

Il difetto?
«Innanzitutto le qualità rendono meno evidenti i difetti. Se vogliamo distinguere: Trezeguet non sa dribblare come Ibra, ma sa smarcarsi meglio in area. Al francese basta un tocco per far gol. Ibra punta più sulla giocata personale: a differenza del francese, sa crearsi da solo l’occasione».

Il più forte di testa?
«Trezeguet un po’ di più. Invece Ibra ha miglior tecnica nel piede».

Il più freddo?
«Trezeguet: la percentuale tra le occasioni e i gol segnati dice tutto».

I caratteri?
«Sono agli antipodi, per quello che appare».

Entrambi hanno problemi con la nazionale: per ragioni diverse...
«In nazionale i ct hanno a disposizione rose differenti da quelle dei club. Chiaro che Trezeguet ha la concorrenza di Henry, Anelka e altri. Per Ibra è diverso: non credo sia un problema di concorrenza, anche se non conosco bene tutta la rosa di attaccanti svedesi».

Testa a testa fra i due per la classifica cannonieri: chi la vince?
«A parità di squadra, Trezeguet: ha qualcosa in più».

E tra Juve e Inter?
«Io spero solo che vinca il loro calcio, che ognuna sappia far vedere quel che sa. E che nessuno si faccia male».