Ibrahimovic e Del Piero spengono le luci a San Siro

la Juventus chiude il campionato vincendo anche in casa dell’Inter e volando a più 12

Franco Ordine da Milano Più che un dossier serve un monumento. Per celebrare l’ultima impresa della Juve cannibale. Due a uno sull’Inter lanciata all’inseguimento e rispedita a dodici punti di distanza, a pari con il Milan. Ecco quello che conta e che luccica nella notte del grande verdetto tricolore. Sul monumento, con Capello, bisogna anche trovare un posto per Emerson e per Ibrahimovic che sono i due fuoriclasse decisivi. L’Inter ha poco da rimproverarsi. Forse solo il ridotto, scarso diciamolo tutto, rendimento di Adriano e Martins. Difficile contendere il passo a una superJuve. E stavolta non ci sono episodi da sventolare. Tutto vero, tutto chiaro, tutto autentico. Juve con lo scudetto in pugno, Inter e Milan devono riprovarci l’anno venturo.
Chi immagina una Juve sotto tono (per i recenti affanni) e sottomessa (per via del vantaggio robusto), deve fare subito i conti con la realtà. E la realtà della notte di San Siro informa che la squadra di Capello non ha alcuna voglia di farsi mettere sotto rovesciandosi appena può nella metà campo nerazzurra e provando a prendere i rivali di sorpresa. Chi immagina l’Inter lanciata in modo scriteriato all’assedio del fortino di Buffon deve fare i conti con il discutibile smalto di Martins e con le giocate poco efficaci di Adriano, i noti limiti della squadra di Mancini di questi tempi. Il nigeriano, con la testa ancora in Egitto forse, apre e chiude la frazione con un paio di scatti taglienti come lama di rasoio: in entrambe le occasioni invece di armare il tiro si lascia contrarre da Chiellini che non è un mostro di bravura tattica.
Su una cosa Inter e Juve mantengono la parola data. Accettano la sfida e decidono di darsi battaglia senza calcoli. Peccato che per via di un prato indecente, alla mezz’ora in punto, Veron che è il catalizzatore del gioco interista, si procuri un danno alla caviglia destra (senza nessun rivale nei paraggi) e debba cedere campo a Kily Gonzalez che ha un altro passo e occupa un altro ruolo. La differenza non è di poco conto specie se tocca a Stankovic passare sul centro a far le veci dell’argentino dal lancio rotondo e ispirato. Paparesta ha gli occhi aperti, per fortuna. Vede una spinta maligna di Ibrahimovic su Cordoba in area e stronca un intervento a piede teso di Chiellini su Figo che determina la punizione del grande inganno. L’arbitro ripete l’avviso ai naviganti: punizione di seconda, non si può calciare in porta. Figo lo sa, Adriano no. E il brasiliano a caccia di gloria tira sulla barriera infilando l’angolo scoperto di Buffon che corre un rischio micidiale: vola a tentare il rinvio. L’avesse toccata, sfiorata appena, avrebbe concesso il gol all’Inter che festeggia il punto annullato solo nella curva nord all’oscuro del decisivo particolare regolamentare.
In velocità l’Inter punge, la Juventus patisce specie quando Martins libera sotto porta Adriano (anticipato) oppure quando un «buco» di Cannavaro non viene sfruttato dal nigeriano come si conviene. Alla distanza la squadra di Capello invece di accusare sintomi di stanchezza approfitta di una delle rare debolezze tradite dall’Inter e dalla sua difesa, messa male nell’occasione che Camoranesi perfora alla grande dalla parte di Burdisso (poco attento nella circostanza) calibrando un assist per il centro dell’area. Qui Trezeguet è in ritardo, Ibrahimovic no, e sia pure scortato da due sentinelle di casa, Zanetti e Cordoba, può calciare comodo comodo infilando il sigillo che è una coltellata nella schiena dell’Inter. A qualcuno salta la mosca al naso. Samuel, per esempio, prova a giustiziare sul posto lo svedesone rimediando solo un cartellino giallo e una protesta di Buffon. Capello capisce l’antifona e fa entrare Del Piero per evitarsi danni.
Cruz per Martins è la risposta di Mancini. A questo punto è tutto un assalto cieco, poco ragionato. Ed è qui che la difesa juventina mostra una piccola crepa. In quella crepa, su angolo di Figo, s’infila un vecchio bucaniere di Capello, Samuel, sceriffo della sua area di rigore in libera uscita. L’argentino salta una spanna più su di Vieira e di testa schiaccia in rete.
Il finale riporta alla ribalta il talento balistico di Alessandro Del Piero. È lui che tiene la Juve in cima al campionato, con merito e con classe. La punizione dal limite è un colpo alla Pirlo: barriera messa male, Julio Cesar immobile e la prodezza di Alex illumina la notte della Signora. Adesso si può chiudere? Non prima di annotare il palo timbrato da Recoba su punizione. Anche il destino volge le spalle all’Inter. Nelle viscere di San Siro feste e abbracci tra i bianconeri come per dire: ce l’abbiamo fatta. E alla grande, bisogna aggiungere.