Ibrahimovic rovina il battesimo di Figo

Il portoghese ancora in rodaggio, lo svedese si scatena con due gol

Marcello Di Dio

nostro inviato a Napoli

«Mi ingolosisce vederlo vicino a Martins e Adriano», aveva detto il presidente dell’Inter Massimo Moratti non appena la squadra era rientrata dalla trasferta di Champions League. Ciò avviene negli ultimi 18 minuti della partita contro il Napoli. Ma al San Paolo è meglio accontentarsi del suo esordio assoluto, non certo esaltante, in maglia nerazzurra. Luis Figo, all’anagrafe Luis Felipe Madeira Caeiro Figo, è un grande che sa fare grandi le sue squadre. E i tifosi dell’Inter lo sanno, tanto che quelli presenti al San Paolo - i primi a vederlo in azione - riservano l’ovazione maggiore proprio al portoghese. A chi sogna il Pallone d’Oro, e in casa Inter sono in diversi per una questione anagrafica e di bravura tecnica, Figo può raccontare di averlo già vinto cinque anni fa. Anche se l’approccio con il gruppo non è stato affatto presuntuoso. «Gente che crossa come il portoghese non c’è», è l’ammissione di Adriano. Parole che fanno intuire come il brasiliano pregusti già una stagione in cui i palloni pioveranno a grappoli in area e sarà un peccato non buttarli in porta. Ieri sera questi cross però non si sono visti, bisognerà aspettare il campionato per ammirarli. Mercoledì sera Figo ha sofferto e poi gioito davanti alla Tv per l’impresa dell’Inter in Ucraina.
Ieri a Napoli ha finalmente assaggiato il campo con la sua nuova squadra. Di fronte, non un avversario qualunque, ma la Juventus campione d’Italia di Fabio Capello. Il tecnico, così come Figo, ha lasciato un bel ricordo di sé a Madrid e questo il portoghese lo sa. Come sa di non essere ancora al cento per cento. Mancini ieri gli ha concesso prima la passerella nel match più importante della calda serata napoletana, 30 minuti che hanno dimostrato come il lavoro da fare sia ancora molto. Poi tutti i 45 minuti nel match con i padroni di casa. Con la Juve, posizionato a destra, opposto a un «osso duro» come Zambrotta, della sua partita si ricorderà uno stop al volo che diventa poi un passaggio per Cristiano Zanetti e una punizione pennellata verso Chimenti, ma non certo difficile da parare. Un suo doppio dribbling ben riuscito in mezzo al campo strappa qualche applauso. E un tiro dal limite che sfiora il palo della porta juventina è il suo ultimo flash. E dopo mezz’ora, il tecnico nerazzurro lo sostituisce. Ironia della sorte, al suo posto entra Christian Arrieta, uno dei ragazzi che l’anno scorso di questi tempi non era nessuno ma la cui annata con il Cervia di Ciccio Graziani gli ha regalato un contratto con l’Inter. Il sogno di ogni giovane calciatore, chissà se Figo, 32 anni suonati, è a conoscenza della sua favola.
Nella seconda minipartita, Figo riesce a essere protagonista procurandosi il rigore (molto dubbio) che permette all’Inter di raggiungere il temporaneo pareggio. In più dimostra fair play quando, dopo un’entrata dura su Montesanto, si scusa con l’avversario. Di fatto una serata nella quale non lascia il segno. Figo non poteva risultare fra i protagonisti della serata né Mancini gli chiedeva di esserlo. In fondo siamo solo ad agosto, la stagione è lunga ed avrà tempo per rifarsi.
Per ora commenta la sua prima in nerazzurro ai microfoni di Mediaset: «È andata bene, certo il risultato non è stato quello migliore, ma l’importante è prendere il ritmo in vista dei prossimi impegni e dell’inizio della stagione. Sto lavorando solo da una settimana e mi manca ancora molto sotto l’aspetto della condizione fisica». L’Inter che ha già in tasca la qualificazione alla fase a gironi di Champions League lo aspetta, i tifosi nerazzurri sapranno ancora una volta avere pazienza.