Ibrahimovic stella a mezzo servizio. E la Spagna dalla sua ha lo stellone

L’interista pareggia ma gioca solo 45’. E un Villa fortunato qualifica gli iberici. Se l'Italia passerà il turno troverà proprio Torres e compagni

Innsbruck - Prego non sorridere, ma se l’Italia riuscisse a passare potrebbe imbattersi nella Spagna. La storia calcistica dice che gli spagnoli sono eterni incompiuti: promettono tanto, mantengono niente. E stavolta c’è da toccar ferro: hanno lo stellone per dodicesimo giocatore. Sennò David Villa, uno dei dissipatori d’oro di questa partita con la Svezia, non avrebbe trovato quell’ultimo guizzo da gol che ha riscattato un’ora e mezzo di errori suoi e messo la squadra in linea di decollo per i quarti. Ieri, a Innsbruck, c’erano cielo e temperatura da autunno-inverno e così il gioco delle squadre. Molto più bello e intrigante il panorama intorno allo stadio: montagne e valli, neve sui picchi, verdi pinete a quote più basse. Lo spettacolo della natura valeva il biglietto, quello sul campo la restituzione del medesimo. Tanto per capirci: l’Italia vista contro la Romania ha celebrato spettacolo molto più degno.
Qui il primo tempo è stato da depressione. Comunque più piacevole la Svezia. Effetto ed effetti contrari nella ripresa. Perfino i due gol iniziali sono stati figli di una mediocrità difensiva generale e della bravura individuale delle stelle: Fernando Torres prima e Zlatan Ibrahimovic. E qui la storia del match zoppica dietro alla zoppia di Ibra. Con lui in campo, la Svezia aveva tutt’altra faccia. Senza, è sparita dalla zona d’attacco. Difficile camminar spediti se tutto è legato alla maestosa bravura di un giocatore che anche ieri non si è negato, e non ha negato, lo spettacolo. Tre quarti d’ora soltanto, perchè Ibra deve contare i minuti di gioco: l’infiammazione al ginocchio sinistro regala sempre cattivi presagi. «Mi faceva male, non volevo rischiare. Meglio giocare contro la Russia», ha raccontato. La forma fisica non lo sostiene più di tanto. La partita con la Russia e l’eventuale quarto rischiano di mandarlo in tilt. «Lo stiamo gestendo, avebbe potuto giocare un altro quarto d’ora, ma sarebbe stato rischioso», ha confermato Lars Lagerback, il ct svedese.
Prima di tornare in campo con l’Inter, a Parma, Ibra era rimasto due mesi senza allenarsi o quasi. Con la nazionale sua non ha potuto sostenere preparazione adeguata e questi sono i risultati: in 45 minuti ha ricamato il gol, scardinando la difesa spagnola con la collaborazione di Sergio Ramos, ha provato due-tre giocate, ha servito un assist che il vecchio Henrik Larsson, quello che sfolgorava nel Barcellona, ha fatto sparire nel nulla. Tutto in un tempo per riportare la squadra al pareggio, dopo la palla avvelenata toccata da Fernando Torres: primo corner della partita per la Spagna, il biondissimo Hansson combina il primo disastro della sua giornata (il secondo sul gol di Villa, con identica distrazione) facendosi anticipare dal gattone spagnolo.
La partita sarebbe finita qui, sul botta e risposta. Anche se la Spagna ha creato e cercato un pugno di occasioni da gol, s’è lamentata per un fallo da rigore di Elmander ai danni di Silva, ha riscattato il gioco poltiglia del primo tempo con una ripresa più energica, guarda caso in contemporanea con l’inserimento di Fabregas, rimasto inizialmente in panchina in entrambe le partite fin qui giocate. Stravaganze da ct che Aragones non ha saputo spiegare con credibilità. Ma la debolezza della Svezia, orfana di Ibra, e la fatica proposta dalle "Furie" di Aragones nel segnar gol, hanno detto che se Ibrahimovic sta male, la Spagna non sta benissimo perchè, al solito, promette, promette, e non sai quanto mantiene.
Eppure i tre uomini d’attacco sono satanassi. Silva è stato il più continuo, dinamico, credibile. Torres ha segnato e per un po’ è sparito, salvo ripresentarsi nel finale. Villa ha collezionato errori, fin quando non è sfuggito a Mellberg e Hansson. Il nuovo juventino, Mellberg appunto, ha alternato capacità difensiva confortante a qualche sbadataggine. Per ora è poco meglio di Legrottaglie. Tutto ciò dice che le squadre difensivamente non sono corazzate. La Spagna è in apprensione anche per le condizioni di Puyol, uscito per un problema al piede. E allora si torna all’idea iniziale: vezzeggiate lo stellone e sarete felici. Potrebbe bastare anche all’Italia: Spagna e Svezia, viste così, sono battibili.