Ichino: pronto a collaborare col governo

Le aperture che Silvio Berlusconi sta facendo all’opposizione, un po' sul modello di Sarkozy, potrebbero conseguire un primo risultato proprio a Milano. Già il 9 aprile, quattro giorni prima delle elezioni, il leader del Popolo della libertà aveva giudicato «un errore» non avere offerto un posto in lista a Pietro Ichino, il giuslavorista ex dirigente della Cgil ed ex deputato del Pci che oggi è diventato uno dei più severi critici del sindacato e il fautore di una radicale riforma del mercato del lavoro. Ichino, ora eletto al Senato in Lombardia per il partito di Veltroni in un posto sicuro, aveva replicato che non avrebbe comunque accettato l’offerta, perché nel Pd «si trova più a suo agio» e perché «il programma del Pdl in tema di politiche del lavoro è di una povertà disarmante». Ma poi aveva portato, a sostegno della sua tesi, due argomenti non proprio decisivi: una (presunta) chiusura del centrodestra agli investimenti stranieri e il progetto per la detassazione degli straordinari, a suo avviso sbagliato perché, «dal momento che questi sono fatti per i quattro quinti dagli uomini, penalizza il lavoro femminile».
Ora che la campagna elettorale è finita e quindi non può più essere accusato di intelligenza con il nemico, Ichino appare tuttavia molto più possibilista. Ieri, al termine di un suo intervento a un Inter-Rotary, ha risposto a una mia domanda sulla possibilità che egli risponda a una chiamata di Berlusconi reiterando le sue differenze con Tremonti e altri esponenti del Pdl, ma aggiungendo di non avere preclusioni se il nuovo governo fosse interessato alla realizzazione delle sue idee.
Tra i progetti di Ichino che potrebbero interessare il governo di centrodestra sono la lotta ai «nullafacenti» della pubblica amministrazione, un piano per correggerne le inefficienze attraverso la costituzione di nuclei di valutazione indipendenti in tutti i comparti, una riforma della disciplina dei licenziamenti limitativa dell’art.18 e una riforma dei contratti di lavoro tendente a eliminare gradualmente le differenze tra lavoratori a tempo indeterminato e precari. Queste idee sono osteggiate da vari esponenti del suo schieramento, mentre appaiono abbastanza in sintonia con gli obbiettivi del Pdl.
Ieri, in un intervento radiofonico, Berlusconi ha detto che «nel programma del partito di opposizione ci sono molti punti sovrapponibili al nostro». Se davvero intende, come ha fatto il presidente francese, avvalersi anche dei migliori cervelli del centrosinistra per realizzarli, Pietro Ichino potrebbe essere l’uomo giusto da cui cominciare.