Ici, il Campidoglio elimini gli sprechi

Marzio Fianese

L’abolizione dell’Ici annunciata da Silvio Berlusconi ha messo in fibrillazione il Campidoglio. Non tanto per i mancati introiti derivanti dall’iniqua tassa, quanto piuttosto per la necessità di tagliare gli sprechi sul fronte della spesa. Il Campidoglio, chiamato in causa dal premier - che aveva ricordato la condanna della Corte dei conti nei confronti della giunta Rutelli per le consulenze esterne - si è affrettato a «dare i numeri», sostenendo che per gli incarichi esterni sono stati spesi «solo» 6 milioni e 200mila euro (cioè 12 miliardi di vecchie lire). La nota del Comune non è bastata, però, a soffocare le polemiche. «La consulenza da 12mila euro con cui il Campidoglio ha remunerato la terrorista Silvia Baraldini è due volte immorale. La sinistra non si smentisce mai», ha fatto notare il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani. «Lo è perché rappresenta - ha aggiunto - l’ennesimo beneficio a una persona, condannata a 43 anni di carcere negli Stati Uniti, che di favori dai suoi compagni comunisti già ne ha ricevuti tanti, ma anche perché è l’esempio di come i soldi dei cittadini vengano sperperati dagli enti locali in consulenze di nessuna o scarsa utilità per l’interesse collettivo, al solo fine di soccorrere gli amici politici in difficoltà. Il sindaco Veltroni dovrebbe spiegare - ha concluso Schifani - come tutto ciò sia possibile, anche alla luce di un bilancio comunale che ha un deficit di 7mila milioni di euro».
«Le consulenze in Campidoglio - gli ha fatto eco il Coordinatore regionale di Forza Italia Lazio Beatrice Lorenzin - sono una pratica quotidiana. La stessa Corte dei conti lo scorso febbraio ha sottolineato nell’inaugurazione dell’anno giudiziario che gli enti locali “tendono troppo all’amministrazione per incarichi”. Non è certo il centrodestra ad aver guidato l’amministrazione della capitale negli ultimi dodici anni, mentre i bilanci in rosso delle casse comunali sono anche il frutto di sperperi in consulenze iniziati sin dalla prima giunta Rutelli già condannata al risarcimento per le spese sugli incarichi extra. La gestione finanziaria di un territorio ha bisogno di creare un circolo virtuoso, riqualificare e formare il personale ad oggi ancora non valorizzato, così come si evince dall’ultimo bilancio comunale».
«Le dichiarazioni evasive del Campidoglio su sprechi e consulenze - ha sottolineato il vicepresidente del Ppe Antonio Tajani - servono soltanto a nascondere la verità. Il sindaco Veltroni dica ai romani e agli italiani se condivide le consulenze concesse alla terrorista Baraldini e al disobbediente no global Lutrario e se non ritenga uno sperpero del denaro pubblico tutte le consulenze esterne che mortificano i 30mila dipendenti comunali».
Anche il responsabile della campagna elettorale di Forza Italia Giorgio Simeoni ha messo all’angolo il sindaco Veltroni: «Silvia Baraldini che fa la consulente per il Comune su questioni di lavoro e diritto femminile non è un fatto solo scandaloso, come afferma il presidente Berlusconi, ma anche paradossale. Infatti siamo proprio sicuri che questa donna sia un’esperta di diritto femminile e lavoro e non di altri argomenti? Non sembra assurdo e insensato che, in un momento storico così delicato in cui la sola parola terrorismo incute paura e immagini di vittime e sofferenza - ha insistito Simeoni - la giunta capitolina senta il bisogno di assumere come consulente proprio una donna arrestata e condannata per atti terroristici? E poi la Baraldini è così indispensabile e la sola così professionalmente preparata nelle analisi sul lavoro femminile da dover essere assunta senza nessuna remora sul suo passato?».
Su altri sprechi ha puntato invece l’indice il consigliere capitolino di Forza Italia Fabio De Lillo: «Valorizzando il personale degli uffici capitolini, sono notevoli i risparmi che si dovrebbero operare sullo staff addetto all'immagine del sindaco, sulle consulenze e sulle operazioni mediatiche. Altri risparmi dovrebbero essere fatti sulla gestione del patrimonio immobiliare del Comune nel quale molte famiglie sono tartassate mentre i centri sociali non pagano il canone d'affitto ma non vengono sfrattati».